Aperse la finestra; il cielo sempre scuro durava in un’immobilità minacciosa. Giù sul fianco del monte dirimpetto, la fiamma si innalzava a ricordare l’agonia d’una vita che si andava spegnendo. La scena era tenebrosa e poetica, ma Bianca sentiva la febbre e non la poesia; sentiva la febbre dell’abbandono di tutta se stessa in lui, in lui, lontano e avvolto nel mistero, ma radiante le onde oscure dell’amore e cinto di oscurità e di tormentose dubbiezze. Un lontano lungo rombo di tuono riempì le ombre del giardino e si confuse con lo scroscio del torrente. A Bianca parve quella la voce formidabile di un dio, che dal nero drappo di un folto tendone uscisse a ricordare ai mortali la loro impotenza, la loro meschina vanità. La fanciulla non aveva sonno, il letto non la invitava; ne aveva an

