Per giorni e giorni la navigazione procedette senza particolari intoppi. Alessandro intratteneva i compagni con la fisarmonica e in cambio riceveva cibo e vino. Cibo e vino che venivano amministrati con parsimonia, per il periodo successivo allo sbarco. Le ultime giornate di navigazione furono avvolte da una fitta nebbia. Improvvisamente, all’alba del 27 giugno la cappa si diradò, sollevata dalle fresche brezze che discendevano dall’Hudson. “Novaiocche, siamo a Novaioccche... l’Ammerega!” quasi si strozzò un giovane di Alcamo. Tutti in punta di piedi, tutti aggrappati alle alte pareti di lamiera, tutti a contemplare, in silenzio, la terra promessa. Una visione di speranza, la conferma che ormai l’Italia doveva essere un ricordo. Silenzio assoluto. Anche sui ponti dei Signori Passeggeri,

