IX 24 aprile 1978. Un’ombra Il professor Vito Di Sorbo mi riceve all’Istituto di Fisica. Avrei preferito a casa: fra le pareti domestiche è più facile scartavetrare le persone, specie quando aleggiano ipotesi sia pure vaghe di tradimenti. L’ufficio è sobrio. Arredato con mobilio di Stato. Quel faggio chiaro delle scuole, delle caserme, dei ministeri che traduce in termini visivo-olfattivi l’idea della pubblica amministrazione. Allo stesso modo che le vetuste cabine, le lampadine da quindici watt e le copiative numerate compendiano l’immagine delle elezioni. I seggi, immarcescibili dal Referendum del ’46, non meno dei cavalieri di Vittorio Veneto con distintivi e nastrini che nelle luminose domeniche elettorali, accompagnati da premurose consorti, scricchiolano con funerea solennità di

