Riaprire gli occhi si rivelò l'impresa più ardua mai affrontata nel corso della mia vita. Le palpebre pesavano come piombo, cucite da un torpore innaturale che mi avvolgeva come nebbia densa. Gli strattonamenti — violenti, insistenti — furono l'unico incentivo che riuscì a penetrare quella coltre di oblio. Era come se il mio cervello gridasse ordini a un corpo che aveva deciso di ammutinarsi. "Apri gli occhi," ripetei nella mia mente, ancora e ancora, con la disperazione di chi tenta di emergere da acque troppo profonde. Quando finalmente riuscii a sollevare le palpebre — lentamente, un millimetro alla volta — la luce mi investì come una lama affilata, trafiggendomi le pupille e scatenando fitte lancinanti che si propagarono fino alla nuca. - Ah, sei sveglia. - La voce di Admoreth scivol

