4. Dolcezza

1125 Words
Fu proprio da quello scambio di battute che il suo sguardo smise di posarsi, anche solo per sbaglio, su di me. E di questo, al contrario di quanto pensai poco prima, fui grata. Al suono della campanella che segnò la fine anche dell'ultima, straziante, ora di lezione, raccolsi le mie cose e mi diressi immediatamente alla porta, seguita da Sebastian e Danielle. Come riuscisse un uomo di cui non sapevo nulla se non il nome a farmi sentire così, non mi era chiaro. Aveva obiettivamente un certo fascino, e le sue movenze erano senz'altro state affinate negli anni, perfezionate a tal punto che persino una piccola ruga d'espressione sul suo viso sembrava intenzionata a comunicare qualcosa. Ogni gesto, ogni sguardo, era come un enigma che mi lasciava addosso una sottile inquietudine. Uno di voi due deve assolutamente spiegarmi il significato di "dulceață". Anche se, dal modo mieloso in cui l'ha pronunciato, credo di potermi fare un'idea - domandò Danielle, arricciando il naso con fare divertito mentre sistemava la tracolla della borsa. Dolcezza - rispose Sebastian, stringendo le labbra in una linea sottile. - E credimi, Jo, se non avessi ancora un minimo di amor proprio, mi sarei alzato e avrei provato a spaccare la faccia a quell'arrogante figlio di... - Ok, ok, Seb - lo interruppe Danielle, alzando una mano per fermarlo. - Abbiamo capito il concetto. Piuttosto - continuò, lanciandomi un'occhiata maliziosa - sembrava vi conosceste da un po'. Mi nascondi qualcosa, Jolie? - Mi diede una leggera spinta col gomito, facendo tintinnare i suoi braccialetti sottili. Sei completamente fuori strada, Dani - sbottai, roteando gli occhi. - Non l'ho mai visto prima. Davvero. - Arrivati alle rispettive macchine ci salutammo, e dopo aver lasciato Sebastian a casa sua, tornai nel mio appartamento. Appena chiusi la porta alle mie spalle, un sospiro mi sfuggì dalle labbra. Il silenzio era quasi assordante, e mi colse una strana sensazione di vuoto. Era come se l'eco di quella giornata mi stesse ancora ronzando nella testa. Mi preparai un sandwich e mi accoccolai sul divano, accendendo distrattamente la TV. Quella sera avrei tenuto il mio turno da cameriera al "White House", il locale più in voga di Sheffield, dove lavoravo per mantenermi. Era un posto frequentatissimo, pieno di vita, e garantiva ottime mance, specialmente nei weekend. Mi ritrovai a fissare lo schermo senza davvero guardare nulla, i pensieri ancora intrappolati nelle pieghe della giornata. Ripensai a Dimithryus Stan, a quel suo sguardo tagliente, alla sua voce roca. Era l'ultima cosa di cui avessi bisogno: un altro enigma da risolvere, un'altra mente da decifrare. Quando il campanello iniziò a trillare insistentemente, balzai in piedi, il cuore che accelerava all'improvviso. Aprii la porta senza nemmeno controllare dallo spioncino e mi trovai davanti Sebastian, con le guance arrossate dal freddo e un'espressione esasperata. Dragă, è sempre la stessa storia: sei sempre a dormire! Sei impossibile! - disse, agitando le mani come se stesse tentando di spiegare qualcosa di incredibilmente complesso. Scusa, Seb, è che non mi ero nemmeno resa conto di essermi appisolata - risposi, passandomi una mano tra i capelli ancora arruffati. - Piuttosto, che ore sono? Appisolata? Jolie, eri in coma. Ho perso il conto dei minuti in cui sono stato fuori a premere quel maledetto campanello! Sei peggio di un ghiro - sbottò, scuotendo la testa e facendo un passo dentro casa senza aspettare un invito. Ok, ok, mi hai beccata. Ma non parlarmi di jet lag, per favore. Sono quasi due anni che siamo qui - ribattei, alzando gli occhi al cielo. Sì, quasi due anni in cui ogni scusa è buona per dormire. Vai a prepararti, è tardissimo. Sono le 6:00 p.m. e tra un'ora inizia il nostro turno - disse, togliendosi la giacca e lasciandola sul divano, mentre si guardava attorno come se cercasse qualcosa da criticare. Preparami il borsone mentre sono in bagno - risposi, stampandogli un bacio rapido sulla guancia e sgattaiolando via prima che potesse ribattere. Feci una doccia veloce, infilai i jeans neri e la camicia bianca del locale, raccogliendo i capelli in uno chignon che, sapevo, si sarebbe disfatto dopo appena un'ora di lavoro. Mi truccai in fretta, aggiungendo solo un velo di mascara e un tocco di rossetto. Quando uscii, Sebastian mi aspettava in piedi davanti alla porta del bagno, tamburellando nervosamente il piede sul pavimento. Finalmente! Mi stavo quasi addormentando anch'io - borbottò, lanciandomi il borsone. Andiamo, prima che Bred ci decapiti - risposi, tirandogli una leggera spinta sulla spalla mentre ci avviavamo verso l'uscita. Il locale era già in fermento quando arrivammo. Bred, il nostro capo, ci accolse con il suo solito broncio preoccupato, le braccia incrociate sul petto. Pensavo seriamente che mi avreste mollato all'ultimo minuto - borbottò, aggrottando le sopracciglia. - Se mi aveste mandato un messaggio del tipo "ci dispiace molto Bred, ma devi trovarti qualcun altro" vi avrei trovati e messi a servire drink in catene. Mi dispiace, capo - risposi, alzando le mani in segno di resa. - È colpa mia. Ma Sebastian ti ha salvato stasera. Allora dovrei essere ricompensato con almeno un doppio giro di drink - aggiunse Sebastian, facendo l'occhiolino. Bred scosse la testa, il broncio trasformato in un mezzo sorriso. - Voi due mi farete impazzire. Muovetevi a cambiarvi, o le vostre mance di stasera finiranno dritte nelle mie tasche calcolando che è venerdì e ci sará il pienone.- Sorrise Bred, facendoci spazio per raggiungere i camerini riservati al personale; mi avviai nel piccolo corridoio, non prima però di aver fatto una buffa linguaccia al capo, che rispose scuotendo la testa divertito. Bred era un uomo sulla cinquantina, leggermente basso, che mascherava l'inizio della sua calvizie con un riporto arrangiato grazie ai suoi restanti capelli brizzolati; credo fosse per il suo senso dell'umorismo, addizionato alla rotondità del suo viso a farmelo andare così tanto a genio. Era gentile e docile con tutti e, questo, traspariva molto dai suoi piccoli occhi, anche quando cercava di essere arrabbiato o severo; non ci riusciva mai. Nel suo lavoro, rappresentava il padre di tutto il suo personale; non ebbi modo di conoscere qualcuno che mostrasse anche solo una leggera parvenza di astio nei suoi confronti. Una volta in camerino, vidi Sebastian privarsi della maglietta e, alla vista del suo fisico perfetto, arrossii violentemente; anche se non ci sarebbe mai stato del tenero nei suoi confronti era obbiettivamente un bel ragazzo e, i muscoli delle sue braccia e del suo addome che si contraevano ad ogni piccolo movimento, giocavano a suo favore. -Smettila di fissarmi dragă, così mi consumi.- Disse alzando un sopracciglio, sbottonandosi i pantaloni -Girati Sebastian, non ho bisogno di uno spogliarello. Devo cambiarmi. - risposi, incrociando le braccia sul petto, cercando di nascondere il mio divertimento dietro una finta occhiataccia.
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