3. Dulceață

1773 Words
Le ore, quel giorno, sembravano trascinarsi con un'inerzia esasperante. "D'ora in avanti sostituirò il professor Rockchester per un periodo a me ancora ignoto. Vi pregherei, piccoli ignoranti mocciosi, di non sottovalutarmi credendo di poter ignorare le lezioni che vi impartirò solo perché troppo presi dal vostro ego che vi spinge a giocare come delle femminucce tra i vostri appunti." La voce dell'uomo rimbombò nell'aula, tagliente e fredda come un vento d'inverno, mentre i suoi occhi freddi ci scrutavano, uno a uno, come se volesse inciderci nella memoria. Quando il suo sguardo incrociò il mio, abbassai istintivamente gli occhi, trattenendo il respiro. Il cuore mi balzò nel petto, come se avesse captato qualcosa di profondo e oscuro dentro di me. Non mi piaceva. Lui non mi piaceva, affatto. Da sempre mi ero fidata del mio sesto senso, quella voce silenziosa che mi aveva guidata nelle scelte più difficili, sussurrandomi all'orecchio quando qualcosa non andava. Mia nonna lo chiamava "un dono del cielo", ma io, troppo atea per crederci, lo consideravo piuttosto un meccanismo di sopravvivenza, affinato dalle esperienze negative che avevo affrontato crescendo. Poi lui sorrise. Un sorriso tanto meschino quanto affilato, che piegò le sue labbra sottili in un'espressione di pura soddisfazione, come se avesse colto un segreto che nessun altro poteva vedere. In quel momento, quell'allarme che da sempre risuonava nella mia testa si accese, come una sirena in un tunnel buio, avvertendomi di tenere quell'uomo il più lontano possibile da me. "Diretto. Ora sappiamo che non gli manca il senso dell'umorismo. Se scavi abbastanza a fondo tra le innumerevoli frasi da stronzo che ha nel repertorio, con un pizzico di fortuna, potresti trovare qualcosa di divertente." sibilò Danielle accanto a me, spingendosi gli occhiali sul naso alla francese con un gesto secco, gli occhi che roteavano in un'esagerata dimostrazione di disappunto. "Beh, credo che sarà... interessante," mormorai, cercando di mascherare il nervosismo con un tono disinvolto, ma la mia voce mi tradì, spezzandosi in un sussurro appena udibile. Fummo interrotte dalla sua voce roca e prorompente, che rimbalzò contro le pareti dell'aula come un tuono improvviso. "È mio compito, nonché dovere, informarvi che i voti assegnati dal professor Rockchester potrebbero subire un calo così drastico da farvi perdere l'anno nel mio corso. Potreste passare da una bellissima e rispettabilissima B+ a una misera F... signorina Jacketstone, vero?" incrociò le braccia al petto, spostando il peso su un solo piede e lanciando a Danielle uno sguardo tagliente, come se volesse inciderle le sue parole direttamente nel cranio. Mi considerai completamente ammattita, poiché desiderai, anche solo per un istante, che quello sguardo glaciale fosse rivolto a me, pur di scoprire cosa si nascondesse sotto quella maschera di arroganza e controllo. Avrei accettato persino il più brutale degli insulti, se solo mi avesse permesso di decifrare quel tono profondo e autoritario, di svelare la verità dietro quei lineamenti così duri e scolpiti. "E ora, avendo terminato i nostri accordi, possiamo passare alla lezione." Trattenni a stento una risata quando Danielle iniziò a fargli il verso, troppo offesa per lasciar correre, il suo volto che si colorava di un rosso acceso, le labbra serrate in una smorfia di frustrazione. "Ora, inizieremo dal principio, poiché voglio essere certo che abbiate tutti ben chiaro il concetto e che abbiate appreso almeno le nozioni basilari. La stregoneria è generalmente considerata un insieme di pratiche magiche e rituali, spesso a carattere simbolico, tese a influire negativamente sulle persone o sugli oggetti loro appartenenti, attraverso l'aiuto di entità soprannaturali e malefiche." Presi a scrivere freneticamente, consapevole che nell'ultimo bimestre mi ero assentata così spesso da perdere gran parte delle lezioni del vecchio professor Rockchester. Danielle si chinò verso di me, continuando a scarabocchiare sul suo raccoglitore con una furia quasi compulsiva. "Sai che poi mi presterai i tuoi appunti, vero?" sussurrò, senza distogliere lo sguardo dalle sue linee confuse, ma la tensione nel suo tono tradiva il suo tentativo di apparire disinvolta. La guardai di sbieco e risposi: "So che ti senti offesa nell'orgoglio, Dan, ma ti converrebbe non farti beccare. Questo sembra uno che non scherza." Danielle sbuffò, e io le diedi un piccolo, amichevole pizzico sulla coscia, un gesto che conosceva bene, il nostro modo di dirci che tutto andava bene, anche quando non era così. Mentre il professore continuava la sua spiegazione, la mia mente volò alla Transilvania, la mia terra, con la sua storia intrisa di mistero e oscurità. Sighişoara, in particolare, mi aveva fatta innamorare della sua fama di epicentro di magia nera, terra di tiranni e inquisitori che, paradossalmente, sfruttarono le streghe per i propri scopi. Una storia che si era tramandata di generazione in generazione, rafforzando la convinzione che la magia nera avesse radici profonde e tangibili. "Bassa magia..." mormorai, quasi senza rendermene conto, mentre annotavo distrattamente quel pensiero sul foglio. "Cosa, signorina...?" la sua voce rimbombò nella stanza, tagliando l'aria come una lama. Sorpresa, ricevetti un calcio sotto al banco da Danielle. "Ahi! Ma che ti prende?" protestai sottovoce, massaggiandomi la gamba dolorante. "Stan!" sibilò, visibilmente terrorizzata. Lasciai che il mio sguardo si posasse su di lui, cercando di mascherare il mio disagio, ma il suo sguardo, penetrante come un pugnale, non sembrava concedermi alcuna via di fuga. "Allora signorina, il suo nome?" "Vladă, Jolie Vladă..." balbettai, incerta, come se anche io stessi chiedendo conferma a me stessa. Il mio nome, la mia identità, sembrava ora come un peso che mi schiacciava, mi faceva sembrare vulnerabile. "Mi è un po' difficile comprendere la sua provenienza con un nome francese e un cognome romeno," continuò, alzando le sopracciglia, con un'espressione di disorientamento quasi teatrale, come se avesse appena scoperto un enigma insolubile. "Sono romena, di madre francese, ma sono romena," spiegai, un po' più sicura, ma il suo tono sarcastico mi faceva sentire ancora in bilico, come se stessi per crollare sotto il peso del suo giudizio. "Ecco spiegato il mistero dei suoi occhi azzurri e dei tratti morbidi, allora. Dunque, cosa aveva da dire poco fa, dulceață?" Dulceață. La parola mi fece fremere, ma non riuscivo a capire perché. Lo guardai per un attimo, quasi stordita, ma lui sembrava divertirsi mentre fissava la mia reazione. Girai di sottecchi lo sguardo verso Sebastian, che mi guardò con un'espressione di dubbio, come se anche lui cercasse di comprendere quella strana intonazione. Mi ripresi, non volendo cedere alla sua provocazione. "Mi chiedevo cosa fosse la bassa magia." Il suo sguardo si fece improvvisamente più acuto, come un predatore che fiuta il sangue. "Dove ne hai sentito parlare?" chiese, la sua voce ora più grave e dura, come se volesse sondare ogni angolo della mia anima. "Beh, è un termine che si sente spesso da noi, ma nessuno si è mai soffermato troppo a spiegarmi di cosa si tratti o perché è considerata così pericolosa," risposi, cercando di mantenere un tono pacato, ma il suo sguardo di sfida mi bruciava sulla pelle. "Oh beh, non mi meraviglia il fatto che un paese pieno di gente fanatica fatichi a prendere seriamente argomenti del genere. Come sta il caro vecchio Vlad? O forse dovrei chiamarlo Conte Dracula?" Lo sentii deridere la mia terra, la mia gente, con un ghigno che mi fece stringere le mani sotto il banco. Non riuscivo più a trattenere la rabbia. "Beh, a me invece meraviglia che un professore che insegna stregoneria applicata prenda così poco seriamente queste tematiche." La mia voce era dura, un'affermazione che voleva essere una sfida. Mi sentivo la tensione crescere nell'aria, come una tempesta pronta a scoppiare. Danielle, che ci osservava, non riuscì a trattenere un sorrisetto. Le sue mani si muovevano nervosamente sul banco, ma l'atmosfera tra me e Stan era ormai diventata palpabile, quasi elettrica. Lui alzò un sopracciglio, un movimento rapido e sottile che non tradiva alcuna emozione. Ma poi il suo sorriso si allargò, come se avesse finalmente capito qualcosa che io ancora non riuscivo a decifrare. Sollevò un lato della bocca, un sorriso quasi impercettibile che, invece di tranquillizzarmi, mi fece sentire ancora più in pericolo. "Ok, allora. Tra Bassa Magia e Stregoneria, anche se simili, c'è una differenza sostanziale. La stregoneria è una pratica che viene applicata da una strega o uno stregone che ha conoscenze, anche se limitate, che gli permettono di dominare, o quanto meno regolare, i flussi di magia negativa da accumulare ed inviare al bersaglio. La bassa magia, invece, viene realizzata da persone completamente, o quasi, ignoranti in materia, come voi, ma che conoscono certe pratiche perché tramandate da qualcuno, come madri, padri o nonni. Chi pratica la bassa magia sa solo che, facendo determinate cose con vari materiali e formule, può ottenere risultati, ma che in realtà non è in grado di gestire. Nell'80% dei casi, è proprio chi mette in atto questa pratica a subirne gli effetti collaterali." La sua voce si era fatta più bassa e minacciosa, mentre le parole si appuntivano come lame affilate. La lezione era diventata un terreno minato. "Beh, ma io continuo a non capire il motivo di tanta..." non feci in tempo a finire la frase che, improvvisamente, la sua mano si schiantò sulla cattedra, producendo un rumore sordo e brutale che mi fece trasalire. "Non c'è nulla da capire, signorina Vladă. È un'equazione semplice: niente bassa magia, niente riscontri negativi. La bassa magia e la stregoneria sono legate da un semplice fattore, ovvero che entrambe vengono impiegate generalmente per commettere azioni nefaste, cattive e dannose. E che si rifanno inevitabilmente alle basi della Magia Nera. Ci pensi, signorina. In che modo crede di essere in grado di usare la bassa magia senza poi essere assalita dalla Magia Nera, senza alcun ritorno? Nessuno, perché non esiste un modo per evitare che questa mini la vostra esistenza in tutti i campi." Si fermò un momento, lasciando che le sue parole calassero pesanti nell'aria. Poi, con una scrollata di spalle, sussurrò sottovoce, ma abbastanza forte da essere sentito da tutti: "Niente fatture d'amore per lei, signorina Vladă." E rise, un suono secco e crudele. Un'ondata di imbarazzo mi colpì, ma non mi lasciai dominare. Mi alzai di scatto, pronta a andarmene, ma la sua voce mi fermò sul posto. "Non esca da quella porta o giuro che il suo voto sarà talmente basso che neanche tre trimestri basteranno per recuperarlo." Sbuffai rumorosamente, e con lo stesso rumore trascinai la sedia per tornare al mio posto. Il ghigno di Stan si allargò, come se si fosse appena preso gioco di me. Eppure, qualcosa dentro di me si risvegliò, un fuoco che non avevo mai provato prima. Una cosa era certa: questo professore sarebbe stato la mia sfida più grande, e non intendevo farmi sopraffare.
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