Crampi fastidiosissimi attanagliarono il mio stomaco brontolante, colpa del poco cibo ingerito nelle ultime ore — o giorni? Ancora non riuscivo a capire quanto tempo fosse passato da quel maledetto momento al bar. Mi distesi sul letto, affondando in quel materasso troppo morbido, troppo perfetto. Lasciai che i pensieri sfociassero come un fiume in piena, travolgendomi con la loro violenza: avrei dovuto vivere sotto la costrizione di regole che per me non avevano alcun significato. Mi ero ritenuta uno spirito libero fin dalla morte di mia madre — avevo dovuto esserlo, non avevo avuto scelta — ed ora quello spirito era stato rinchiuso come un uccellino in gabbia dorata. Ma gli uccelli in gabbia, anche quelli più piccoli e apparentemente fragili, a volte riescono a beccare. Avrei portato p

