— Luca / Cerise —
La porta della mia camera da studente sbatte dietro di me, troppo forte. L'eco risuona nello spazio angusto, facendomi storcere la bocca. L'aria è pesante, saturata dall'odore di muffa del vecchio edificio e dal peso opprimente della giornata.
Lei. Era lì. Mi ha visto giocare. Mi ha visto.
La mia schiena si schiaccia contro la porta. Chiudo gli occhi, ma vedo solo lei. Ella. In piedi vicino alla rete, i suoi occhi color tempesta fissi su di me. Non sul gioco. Su di me. Quando la palla stava per colpirla... la panico che mi ha attraversato era animale. Mi sono mosso prima ancora di pensarci.
E poi il suo sguardo. Quello sguardo d'artista, affilato, che sembra sempre cercare qualcosa sotto la superficie. Mi ha riconosciuto? Ha fatto il collegamento tra il timido Luca e il corpo che ha intravisto?
«È impossibile», mormoro nella stanza vuota.
Ma il dubbio è un verme che rode. La mia facciata è incrinata. Il maglione troppo grande, gli occhiali, la frangia... è un'armatura. Un'armatura contro le aspettative di mio padre, contro il mondo che vuole mettermi in una scatola. Qui, all'università, devo essere Luca Moretti, lo studente serio, l'erede docile.
Ma sotto quest'armatura... soffoco.
Un bip acuto mi riporta ai miei pensieri. Il mio telefono. Un messaggio di mio padre.
Padre: Il tuo rapporto intermedio sulla collezione dei Medici era insufficiente. Mi aspettavo di più. Ne parleremo questo fine settimana. Non dimenticare l'importanza di questo tirocinio per il tuo futuro.
Un nodo si stringe nella mia gola. La morsa. Sempre la morsa. Il futuro già tracciato, i compiti, le obbligazioni. Il loro figlio perfetto.
La rabbia sale, sorda, ardente. Covava in me da anni. Una rabbia contro i muri invisibili di questa gabbia dorata.
Mi precipito verso il computer, le dita tremanti. Ho bisogno di respirare. Di essere me stesso. Solo per alcune ore.
I cavi sono collegati, la telecamera accesa. Scelgo con cura l'inquadratura: dal mento al bacino, non oltre. Il viso rimane nell'ombra, fuori campo. Passo una mano tra i capelli, spingendoli indietro. Gli occhiali, li metto sul tavolo.
Sono un altro. Respiro finalmente.
Clicco su «LIVE». La piccola spia rossa si accende.
Benvenuta Cerise.
La familiarità del soprannome mi calma istantaneamente. Qui, non sono Luca. Sono Cerise. Un corpo. Un'energia. Un'ossessione per alcune centinaia di persone che non mi chiedono altro che di esistere, così come sono.
Non parlo molto. Mi muovo. Mostro esercizi. Rispondo a volte alle domande della chat con brevi cenni del capo. La musica, una bass profond, risuona nella stanza. Sento la tensione della giornata dissolversi nel movimento, nel controllo di ogni muscolo che contraggo e rilascio.
Poi la vedo. Il suo soprannome casuale, «Sculptrice78», appare nella lista degli spettatori. Il mio cuore fa un salto violento contro le costole.
Lei.
È qui. Mi guarda.
La chat esplode all'improvviso di regali. Oro, diamanti virtuali, animazioni luccicanti che oscurano lo schermo. Tutti dallo stesso mittente.
Sculptrice78.
Un messaggio appare, diretto, senza giri di parole:
— Sei tu. Lo so. Il tuo corpo... è un'opera. Voglio incontrarti.
Il sudore che perla sulla mia pelle diventa freddo. La panico, questa volta, è diversa. Più acuta. Sa? No, non può sapere. Intuisce. Suppone. Vuole qualcosa.
L'irritazione prende il sopravvento. L'irritazione contro questa donna che sembra poter penetrare le mie difese così facilmente. Contro quest'ossessione che fa battere il mio cuore troppo veloce. Voglio farla scappare. Scoraggiarla. Scioccarla.
Le mie dita sorvolano la tastiera. La mia risposta è secca, deliberatamente assurda.
— Vuoi incontrarmi? Va bene. Mostrami che sei seria. 100.000 euro in regali. Non uno di meno. Allora, vedremo.
Lascio la tastiera, un sorriso amaro sulle labbra. Ecco. Dovrebbe calmarla. Chi andrebbe a spendere una tale somma per un estraneo dietro uno schermo? È una barriera. Una fortezza finanziaria.
La chat segna una pausa. Gli altri commentatori esclamano. «Wow!», «Una follia!», «Scapperà!».
Riprendo la mia posizione, distogliendo lo sguardo dallo schermo, cercando di ritrovare la calma. È fatto. Se ne andrà.
È allora che l'allerta sonora risuona. Non un'allerta normale. L'allerta. Quella riservata ai doni più stravaganti.
Mi blocco. I miei occhi si fissano sullo schermo.
Una cascata d'oro virtuale inonda il flusso. Un diluvio. I numeri volano, si sommano nell'angolo dello schermo a una velocità vertiginosa. 10.000… 40.000… 70.000…
La chat diventa isterica. I messaggi scorrono troppo velocemente per essere letti. Tutti gridano la stessa cosa.
Non li vedo nemmeno. Vedo solo il contatore.
95.000… 98.000… 99.000…
No. Per favore, no.
100.000.
Il numero finale appare, lampeggiante, accusatore. Il suono dei regali si ferma. Un silenzio virtuale, assordante, calca sulla chat per un secondo interminabile.
Poi un solo messaggio, di Sculptrice78, appare, sobrio in mezzo all'isteria collettiva.
— È fatto. A presto, Cerise.
Il flusso si interrompe. Il mio schermo torna nero, riflettendo il mio viso pallido, i miei occhi spalancati di orrore e di una fascinazione terrorizzata.
L'ha fatto.
Ha pagato il prezzo.
E ora, la trappola che avevo teso per lei si è chiusa su di me.
La facciata di Luca si incrina. Il segreto di Cerise è minacciato. E al centro di tutto ciò, c'è lei. Ella. Che si avvicina a me, ineluttabile, con la forza tranquilla di uno tsunami.