3.

2077 Words
3. Diego Suarez Maschieri 1989 Diego Suarez era un interessante caso di statistica genetica. Nato dall'incrocio tra una prostituta tossicodipendente e un violento spacciatore di origine argentina, sarebbe stato il candidato ideale ad aggiudicarsi una personalità su misura per la vita nei bassifondi. Invece, il patrimonio genetico dei suoi genitori lo aveva colpito solo di striscio. Con un'intelligenza superiore alla media e un cinismo da sopravvivenza all'ennesima potenza, Diego si era destreggiato per otto anni nel quartiere più degradato della città, restando vivo e passabilmente sano. Ma soprattutto integro. Vigilava in modo interattivo su tutto, così si rese conto che le cose potevano andare diversamente anche per lui. Ciò accadde quando, in una delle gite al pronto soccorso, scaturita da uno dei tanti interventi educativi di suo padre, incontrò Maddalena Maschieri. Maddalena era il medico di turno che gli disinfettò le abrasioni, gli fece le lastre al braccio che sospettava fosse rotto e glielo fasciò. Sempre lei lo trattenne più del dovuto nel suo ambulatorio al solo scopo di rimandare il momento in cui l'avrebbe riconsegnato alla madre. Non si scambiarono una parola durante la medicazione, lui però non la perse di vista un attimo, seguì ammaliato ogni suo movimento, le mani pulite, le espressioni assorte, i gesti competenti e sicuri. Sapeva esattamente cosa stava facendo. E dici poco? Quando sua madre Samantha faceva qualcosa, era maldestra, tremante, si capiva che non padroneggiava né lo spazio né ciò che teneva in mano. Negli ultimi tempi anche fumare era diventato troppo complicato per lei. - Non posso tenerti qui più di due ore per una fasciatura - gli disse la dottoressa, quando ormai non sapeva più che cosa inventarsi per non farlo uscire dall'ambulatorio. Lui comunque aveva letto il suo nome sul taschino del camice, Maddalena Maschieri, salva e archivia. - Lo so. La mamma sarà nervosa - le rispose lui che s'immaginava già le invettive sul tempo che avevano dovuto passare in ospedale solo perché lui non stava mai buono quando c'era suo padre in giro. - Che fa la mamma quando è nervosa? - Grida. - E basta? - Sì. E non prepara da mangiare visto che lei non ha mai fame e non lava i vestiti e non pulisce la topaia in cui viviamo... e non mi fa andare a scuola... - C'è tuo padre? - Sì. - Che fa? - Non lo so. Sarebbe stato bello fidarsi di quella donna bellissima e pulitissima. Diego si sarebbe fatto male solo per poterla rivedere, ma l'istinto di sopravvivenza gli suggeriva di essere cauto. Gli ingranaggi della burocrazia erano complessi e deviati, per cui con un colpo di testa era molto facile cadere dalla padella nella brace. - Sai leggere? - gli chiese guardandolo negli occhi. - Certo. Diego si era un po' offeso. - Leggi il mio nome - e glielo indicò sul camice. - Maddalena Maschieri. - Bene. Devi ricordartelo, capito? Se ti fai male di nuovo, o se qualcuno ti fa male, quando vieni qui devi chiedere di me... se non sono in servizio devi dire che mi chiamino. Hai capito? - E loro ti chiameranno davvero? - Certo. Io dirò che se viene Diego Suarez devono chiamarmi. Anche di notte. - Dimmi il tuo numero. Lo imparo a memoria. Ho molta memoria, mi ricordo sempre tutto. Lei invece di dirglielo glielo scrisse su un foglietto, ma Diego comunque lo memorizzò e si sbarazzò del foglio appena fuori dall'ospedale. Se lo avesse trovato sua madre, o peggio, suo padre, gliele avrebbe date di brutto. Dopo quattro settimane tornarono all'ospedale per levare la fasciatura. Samantha non ci voleva andare, aveva già pensato di tagliarla lei con le forbici perché prendere due autobus per arrivare all'ospedale in pieno luglio, di giorno per giunta, era una fatica al di sopra delle sue forze. Ma Diego insistette e, quando stava per aggiudicarsi un ceffone, riuscì a convincerla dicendo che quelli dell'ospedale probabilmente avrebbero segnalato agli assistenti sociali il mancato appuntamento. - E sai quanto è scocciante quella dei servizi sociali - insinuò Diego. In realtà quella dei servizi sociali, chiamata affettuosamente da Samantha “la cicciona”, era tutt'altro che scocciante, visto che quando si degnava di andare a casa loro (casa... che eufemismo!) non trovava mai niente di così catastrofico da giustificare l'allontanamento di Diego. Si limitava a raccomandarsi che Diego andasse a scuola più spesso, che la casa fosse un po' più in ordine... stronzate del genere, insomma. Samantha si scocciava parecchio ugualmente, per cui valutò, nel suo cervellino semilucido, che tutto sommato era meglio prendere due autobus e andare all'ospedale che sorbirsi una visita extra della “cicciona”. Quando furono arrivati all'ospedale, Diego cercò Maddalena, ma non la vide da nessuna parte. Il controllo e la rimozione della fasciatura avveniva in ortopedia e non al pronto soccorso, ma Diego naturalmente non se n'era reso conto, per cui chiedeva a tutti dov'era Maddalena Maschieri. - Falla finita! - gli intimò sua madre. - Chi è questa Maddalena? - La dottoressa che mi ha fasciato il braccio. - Che scemo che sei! Non siamo mica al pronto soccorso! Sua madre lo considerava scemo. Anche suo padre probabilmente, ma non si era mai premurato di precisarlo, non era molto comunicativo verbalmente. Di solito, parlava con le botte. Diego, invece, i suoi non li considerava proprio, la sua forma di difesa era l'indifferenza. Non l'odio. Non odiava Samantha e Miguel, ma non li stimava, non li apprezzava e non era affezionato a nessuno dei due. Aveva sviluppato solo atteggiamenti passivi, nessuno attivo. Il braccio risultò saldato, le abrasioni e i lividi in via di guarigione e il luminare che firmò il foglio di dimissione non si accorse che la coppia Diego-Samantha non era proprio bene assortita. Finita la visita, Samantha lo trascinò alla fermata dell'autobus e in mezz'ora furono nuovamente nel paradiso dei tossici. Diego non era deluso, ci voleva altro per deluderlo!, ma aveva quasi sperato di rivedere la dottoressa. Comunque non era preoccupato, le prendeva da suo padre abbastanza spesso e se non ci pensava suo padre a picchiarlo, poteva sempre contare sui bulletti del quartiere. Il destino, però, si stava mettendo di traverso. Dopo anni in cui le forze dell'ordine avevano lasciato a piede libero l'immigrato clandestino, modello di virtù, Miguel Suarez, decisero di arrestarlo proprio quando il figlio avrebbe avuto bisogno di uno dei suoi incisivi interventi educativi . Samantha pianse, la sua instabile personalità, già alterata dagli stupefacenti, fu ulteriormente shakerata dall'arresto di Miguel. E se prima apriva di tanto in tanto delle scatolette o portava via la spazzatura, dopo l'uscita di scena del suo protettore, sospese anche quelle due attività. Diego, invece di godersi la tregua, non riusciva a non pensare a come tornare al pronto soccorso e, dopo due settimane di relativa calma, escogitò un modo per rivedere Maddalena: accese il forno e si ustionò un braccio con una delle piastre interne. Sulle prime Samantha divenne furiosa. Cosa gli era venuto in mente di accendere il forno! Lui le disse che doveva fare un esperimento per la scuola. - Quale scuola! La scuola in luglio è chiusa! Io non ti ci porto all'ospedale! Poi però il braccio si gonfiò, la pelle si era alzata e riempita di bolle. Diego non versò una lacrima. Fu una delle vicine a prendere in mano la situazione. - Ma non vedi com'è ridotto? - disse il giorno dopo a Samantha. - Se gli fa infezione può essere che glielo tagliano il braccio! Diego era abbastanza sicuro che sua madre non fosse particolarmente affezionata né a lui né al suo braccio e che la sua interezza fosse per lei un bene relativamente importante: in fondo, la perdita di un arto non era da considerarsi una cosa urgente sulla quale intervenire. Però si sbagliava, perché quel pomeriggio Samantha prese nuovamente due autobus e lo portò al pronto soccorso. Non ci fu bisogno di chiamare Maddalena al telefono perché era in servizio, e appena lo vide mollò il tizio a cui stava cucendo un taglio e si precipitò da lui. Lo anestetizzò perché altrimenti la medicazione sarebbe stata troppo dolorosa. Gli pulì la pelle ustionata, la medicò e la fasciò con bende pulite, tutto senza parlare, ma con una rabbia negli occhi che solo un autocontrollo al calor bianco poté trattenere. Per tutto il tempo Diego la studiò attentamente. Era un autodidatta dell'osservazione dei comportamenti umani e, nonostante la giovane età, aveva sviluppato un acume sorprendente: gli bastavano pochi minuti per radiografare una psiche e decidere come comportarsi. Lì scelse l'attesa. Quando Maddalena ebbe finito di medicarlo, lo fece sedere su un lettino alto in modo che, lui seduto e lei in piedi, potessero guardarsi negli occhi. - Com'è successo? - gli chiese. Lì avrebbe dovuto scattare la bugia pensata, studiata, ripassata mille volte, una bugia che avrebbe incolpato Samantha, ma davanti agli occhi turchesi di colei che aveva scelto come angelo custode, Diego non riuscì a mentire. Non riuscì a farlo, non per un riguardo verso Samantha (un braccio ustionato non era certo peggio del non essere accudito, lavato, nutrito, istruito ed eventualmente amato), ma perché il barometro morale che Diego aveva seppellito nella difficile vita che gli era toccata in sorte, emergeva con prepotenza quando si trovava davanti a Maddalena. - Sono stato io - disse piano. - Tu? Lui annuì, sostenendo lo sguardo di lei. - Perché? - Volevo tornare qui... da te. Da te lo aggiunse dopo una pausa cinematografica piuttosto efficace. - Potevi telefonarmi. - Non abbiamo il telefono... non sempre. E io non posso usarlo. Lei gli accarezzò i capelli ispidi. Lui sospirò: non era arrabbiata. Lo sentiva che non si sarebbe arrabbiata, ma saperlo con certezza era comunque un sollievo. A quel punto prese a parlare a ruota libera. - Speravo che mio padre mi picchiava così la mamma doveva riportarmi qui, ma i poliziotti lo hanno arrestato. E anche i ragazzi grandi del quartiere non me le hanno date questa settimana... e io volevo tornare qui... così ho acceso il forno e ho tenuto il braccio su una delle piastre fino a che ho potuto. - Okay, okay - lo fermò Maddalena, - il coraggio e la fantasia non ti mancano. - Ora mi rimandi da lei? - No, Diego, non ti rimando da lei. - E dove allora? Gli prese il viso tra le mani e lo fissò in quegli occhi scuri e profondissimi, troppo profondi e bui per aver guardato il mondo solo per otto anni. - Ci vieni a casa mia? - gli domandò seria seria. - Quando? - Oggi. - Scappiamo insieme? Occhi spalancati, pieni di entusiasmo. - No, facciamo le cose per benino. Adesso io scatenerò l'inferno là fuori, tu però non ti devi spaventare, capito? - Ti pare che possa spaventarmi? - Già, domanda stupida, scusa. Prima di andare in scena, Maddalena fece una telefonata a suo fratello avvocato. - Senti Nicola, devi mandare una delle tue strapagate segretarie a comprare dei vestiti per bambini...- Poi, rivolta a Diego, aggiunse - Che colore ti piace Diego? - Blu. - Vestiti blu... quanto sei alto Diego? - Un metro e ventitré. - Vestiti da maschio per un bambino alto un metro e trenta. Devi comprare tutto, mutande, calze, pantaloni camicie... tutto, hai capito? E poi vieni in ospedale di corsa. Devo togliere un minore a una famiglia di merda. Fai presto. E riattaccò. - Era mio fratello. È avvocato - spiegò Maddalena a Diego. - Non mi piacciono gli avvocati. - Nicola è innocuo, non preoccuparti. Ce l'avete un'assistente sociale? - Sì. - Come si chiama? - Serena Zucca. - La conosco. Non mi stupisce che tu sia ancora con tua madre. Okay, ora andiamo fuori. Tu stammi vicino, capito? - Posso darti la mano? Lei gliela offrì e lui la strinse. La guardò con stupore: una mano pulitissima, fresca, delicata. Nelle ore successive Diego dovette rivedere il suo giudizio su Maddalena: non era esattamente un angelo, non nel senso tradizionale del termine, a meno che non si volesse tirare in ballo l'idea dell'angelo vendicatore. A lui non furono chiari tutti i passaggi: prima ci fu un'aggressione verbale alla povera Samantha che, ignara di tutto, era seduta in corridoio intenta a sfogliare una rivista di gossip. A quello seguì l'arrivo di Serena Zucca, che fu investita da un'ancora più irruente violenza verbale; poi comparve Nicola Maschieri che, senza perdere mai la calma, ottenne in un'ora l'affido temporaneo di Diego Suarez per sua sorella Maddalena. Serena aveva provato a minimizzare le accuse di Maddalena, dopo tutto non ci faceva una gran figura a non essersi accorta/preoccupata del fatto che un minore continuasse a vivere con due tizi che quando andava bene lo ignoravano e quando andava male lo riempivano di botte, ma il fascicolo che l'ospedale aveva su Diego parlava chiaro: sei incidenti in quattro mesi. Troppi. Così quella sera Samantha se ne tornò a casa da sola, quasi convinta che le fosse andata bene, visto che l'avvocato Maschieri le aveva “risparmiato” una denuncia per maltrattamento di minore. Diego non batté ciglio. Per tutto il tempo della disputa rimase muto, immobile e vigile, poi, quando finalmente sua madre e la Zucca furono uscite di scena, si avvicinò a Maddalena. - Andiamo a casa, ora?
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