Nikolai / Nadya

1123 Words
La guardo a lungo, colpito dalle sue parole. Il male minore. Detto così suona quasi come una battuta crudele. Io non sono il male minore, ma per lei ho rinunciato a molto più di quanto voglia ammettere. Questo, però, non significa che dentro di me non ribolla la rabbia o che non potrei diventare la versione peggiore di me stesso. Avrebbe dovuto capirlo da sola: io non sono mio padre. Se lo fossi, non sarei qui a consumarmi pur di strapparla a una sorte che la distruggerebbe. “Non so nemmeno se prenderla come qualcosa di buono o come un incubo, ca**o”, sibilo, incrociando le braccia e fissandola con uno sguardo duro. “Non mi hai dato neanche il tempo di spiegarti che stavo pensando a un piano, che forse c’era un’altra via. Mi hai messo subito nello stesso sacco con lui. Ma io non sono come lui. Sono tante cose, forse anche cose che disprezzi… ma una cosa te la giuro: non sono un dannato pappone”. Il suo viso si colora di vergogna, e abbassa lo sguardo per sfuggire alla mia intensità. “Beh, non sembravi uno che avesse un piano. Sembravi piuttosto uno fin troppo soddisfatto della piega che gli eventi hanno preso...” Probabilmente ha ragione. Probabilmente avevo accettato fin troppo in fretta il piano malato di mio padre, senza nemmeno rendermene conto. Ma vederla così, vederla guardarmi con quegli occhi pieni di disprezzo, capire come mi aveva dipinto nella sua mente... mi ha fatto male. Sono un uomo, dopotutto, e non posso negare che sia attraente, bellissima perfino. Ma è anche solo una ragazzina, e questo non posso ignorarlo. Per questo ho deciso di improvvisare un piano, qualcosa che possa salvarci entrambi. Salvare me dal diventare ciò che non sono, e salvare lei dal diventare solo un pezzo di carne per soddisfare gli uomini. Ma non ho tempo di spiegarle il piano. Il rumore fuori dalla porta mi riporta alla realtà, gelido e implacabile. Mio padre arriverà a momenti per prendersi ciò che vuole. Non è mai stato uno che ama aspettare, e non lo farà nemmeno ora, non dopo che il mio piano è fallito e i suoi sospetti su di me si sono fatti più forti. “Ascoltami bene”, sussurro nel suo orecchio, e lei sussulta appena, come se le avessi fatto il solletico. Il suo respiro si blocca per un istante, ma non c'è tempo per esitazioni. “Lui sarà qui a momenti. Per favore, stai al mio gioco”, la mia voce si abbassa, tagliente. “Non ti farò nulla, ma deve sembrare che lo stia facendo. Ora o mai più: dovrai trovare e mettere in gioco quel tuo talento per la recitazione”. Mi fermo un attimo, il mio sguardo incatenato al suo, cercando di farle capire quanto sia serio. “La tua vita e la mia dipendono da questo”. Lei è confusa, si vede chiaramente nei suoi occhi, ma dopo un attimo annuisce. È un cenno rapido, quasi impercettibile, ma basta. Ci scambiamo uno sguardo di intesa, un patto silenzioso che non ha bisogno di parole. Il tempo si ferma per un battito di cuore, poi la porta si spalanca con un tonfo violento, spezzando l’aria come una lama. “Oh, beh, piccioncini”, dice mio padre con un ghigno che mi fa gelare il sangue. Si appoggia allo stipite della porta, osservandoci con quel suo sguardo tagliente che sembra vedere ogni cosa. “Sono pronto quando lo siete voi. Mettiamo su questo spettacolo o no?” Nadya Quando la porta si spalanca e incrocio quello sguardo vuoto, un brivido gelido mi attraversa la schiena. Non importa quanto possa urlare contro Nik, o quanto gli rinfacci ogni cosa: tra lui e suo padre c'è un abisso incolmabile. Non è solo questione di età, bellezza o giovinezza. È qualcosa di più profondo, qualcosa che si legge negli occhi e nelle espressioni. Nik è un uomo oscuro, sì, con occhi che hanno visto e vissuto molto. Ma c'è una luce in lui, una scintilla che, quando mi guarda, riesce in qualche modo a darmi sicurezza. Suo padre, invece, è diverso. È come una creatura malefica, priva di umanità. Guardarlo è come fissare un corpo massiccio svuotato di un'anima. “Oh, beh, piccioncini…Sono pronto quando lo siete voi. Mettiamo su questo spettacolo o no?” Tremo. Nik mi ha detto che non mi farà nulla, ma che devo stare al gioco. Quale gioco? Cosa vuole da me? Poi lo vedo fissare suo padre. Il suo sguardo è carico di una rabbia oscura, trattenuta a fatica. Per un istante sembra sul punto di scattare, di ucciderlo. “Ho accettato di farlo, ma non sono un dannato pervertito che si lascerà guardare da suo padre. Vuoi la prova che prendo ciò che voglio senza farmi scrupoli? Bene, lo farò. E tu potrai testimoniarlo dall'altra parte della porta”, ringhia, e subito dopo mi afferra per un braccio, strattonandomi verso di sé. Il gesto mi coglie completamente di sorpresa, e per un attimo sono spaventata. Fa al suo gioco. “Cosa…”, chiedo con una punta di ribellione, ma la sua stretta sul mio braccio si fa più salda. Il suo sguardo, acceso di rabbia, mi incatena. Le ginocchia cedono, il cuore esplode. È reale. Dannatamente reale. Quando la sua mano enorme afferra la mia mascella e le sue labbra si schiantano sulle mie, tutto esplode. È feroce, caldo, un bacio che non lascia scampo. Il mio corpo si immobilizza, ma dentro di me qualcosa si accende, divampa. È come essere travolta da un incendio, un fuoco che non avevo mai conosciuto prima. Rapido, aggressivo, devastante. Il suo profumo, inconfondibile e ormai mio, mi invade le narici e manda scariche elettriche dritte al cervello. Per un attimo, un solo attimo, vorrei cedere. Vorrei rispondere al suo bacio, sentire le sue labbra con la stessa intensità con cui il mio cuore martella nel petto. Vorrei toccare il suo corpo, così vicino al mio, come se fosse l’unico appiglio sicuro in un mondo che trema sotto i miei piedi. “Facile così, no? Hai preso gusto a giocare alle mie spalle e credere di essere più furbo di me”, dice suo padre con un tono velenoso. È in quell’istante che la realtà mi piomba addosso, tagliente come una lama, strappandomi ogni illusione. Giusto. Lui è qui. E non vuole soltanto esserci. Vuole guardare. Vuole nutrirsi dello spettacolo malato di Nik che mi fa sua. Un brivido mi attraversa la schiena. Che io sia dannata, non credevo fosse possibile incontrare persone così perverse. Eppure il suo sguardo mi incatena. E so che il peggio deve ancora arrivare.
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