- Nadya

1296 Words
Nik fa un passo avanti, verso suo padre, e dice: “Non mi importa se tu ci creda o no. Quello che devi capire è che sono un uomo adulto e sano di mente. Non resterò nella stessa stanza con mio padre mentre mi scopo una donna, chiunque essa sia!” Il suo tono è definitivo, e il mio cuore perde un battito. La risata di suo padre mi fa gelare all’istante. “Accidenti, Nikolai! Stai diventando sempre più sicuro di te, mentre io sto perdendo colpi. Va bene, per questa volta te lo concedo. Ti lascio la tua intimità, ma non provare a fare il furbo con me. Quella lì non merita protezione. Ha bisogno di una lezione, una punizione che le faccia capire qual è il suo posto. Nessuno scappa dalle mani del Don. Nessuno”, la sua voce è bassa, lenta, ma carica di una cattiveria che mi gela il sangue e mi fa tremare fino alle ossa. Vorrei urlare, scalciare, fargli capire che non sono un dannato animale da piegare al loro volere, ma resto in silenzio. Le parole mi muoiono in gola mentre mi nascondo dietro la statura imponente di Nik, come una codarda. So cosa succede quando provo a ribellarmi, quando cerco di scappare. L’ho già vissuto sulla mia pelle. Non ho la forza per combatterli. Non più. Nik resta in silenzio, un silenzio che pesa come un macigno nella stanza. Con uno sguardo di sfida, quasi di provocazione, fissa suo padre senza battere ciglio. Poi, con un gesto lento e deliberato, si sfila la giacca di pelle e la getta a qualche metro da noi. Inizia a sbottonarsi la camicia, con una calma esasperante, e io resto immobile, incapace di distogliere lo sguardo. Morozov lo osserva, il suo sguardo stretto, penetrante, ma non si muove. Rimane lì, come se fosse curioso di vedere fino a che punto Nik è disposto a spingersi. Quando si toglie anche la camicia, rimanendo a torso nudo, il respiro mi si blocca in gola. Dalla mia posizione posso vedere la sua schiena, definita, muscolosa, ma anche segnata da cicatrici profonde. Linee irregolari che raccontano una storia di dolore e sofferenza, una mappa di violenza incisa nella sua pelle. Deglutisco a vuoto, mentre un’ondata di emozioni mi travolge. Chi gli ha fatto questo? E perché? “Vuoi continuare a guardare?”, ringhia. La sua voce, bassa e pericolosa, mi scuote dai miei pensieri. Non ho nemmeno il tempo di rispondere, perché il rumore metallico della fibbia della sua cintura che si slaccia riempie la stanza. Il mio cuore accelera, e senza pensarci faccio un passo indietro. Mi aveva detto che non mi avrebbe fatto nulla, ma spogliarsi così, completamente, davanti a me… questo non faceva parte del piano, giusto? Poi, con un gesto deciso, si sfila i pantaloni. Resta lì, completamente nudo, e il mio corpo si incendia. Non so se è per le sue gambe lunghe e scolpite, per quelle natiche sode e perfette o per il pensiero di vederlo voltarsi, di vederlo in tutta la sua imponenza. Non sono un’ingenua, so cosa succede tra un uomo e una donna, ma non ho mai visto un uomo completamente nudo, non così. E la vista è al tempo stesso mozzafiato e terrificante. Quando suo padre se ne va e chiude la porta dietro di sé, penso che sia un sogno. Per un momento, guardo la porta incantata, quasi sollevata, finché Nik non si gira in tutto il suo splendore, come madre natura l'ha creato. È impossibile non esplodere davanti a una scena simile e resto a bocca aperta per troppo tempo. Lui inarca un sopracciglio. “Ti piace ciò che vedi, piccola tigre?” Quel sorriso furbo sulle sue labbra mi fa impazzire. Dannazione, non poteva essere un bruto come suo padre? Sarebbe stato più semplice non perdermi dietro di lui come una sciocca. Non c'è niente da aggiungere: è l'incarnazione vivente di quelle sculture di guerrieri, muscolosi e perfetti. Ecco, lui è una di quelle sculture, ma in carne e ossa. “Cosa stai facendo?” sussurro, la voce che trema. Si avvicina, e il suo profumo e il calore mi avvolgono, incendiandomi dall'interno. “Lo spettacolo deve ancora iniziare”, mi sussurra all’orecchio con un tono enigmatico. “Devi fingere che…ecco…” Il mio viso, in questo momento, credo somigli a un pomodoro. La vergogna, la sua vicinanza e la situazione in generale non giocano a mio favore. Cosa dovrei fare? Urlare "Al lupo, al lupo!"? Oppure comportarmi come un'attrice in un film vietato ai minori, alle prese con... quel coso che ho intravisto? Santo cielo, non voglio neanche immaginare come sarebbe se accadesse davvero. “Lasciami, brutta bestia!”, esclamo con decisione e il suono di uno schiaffo riecheggia per la stanza così forte che spaventa persino me stessa. Non sono certa del perché l'abbia colpito; forse mi è sembrato un buon modo per dare il via a quel 'gioco di teatro' di cui mi aveva parlato. Per un istante lui resta sorpreso, poi un ringhio gutturale emerge dalla sua gola. All'improvviso mi afferra per il busto e mi solleva sulla sua spalla, come fossi un sacco di patate. Urlo spaventata, e prima che possa ribellarmi, in un batter d'occhio, mi deposita delicatamente sul morbido materasso. “Inutile lottare, piccola tigre. Ora sei nelle mie mani!” la sua voce è potente e profonda, ma anche segnata da un ringhio di chi ha ormai raggiunto il limite. “Lasciami!” urlo ancora, mentre le sue mani mi afferrano i polsi e li bloccano sopra la testa. Mi sovrasta come una montagna: crudo, dominante e selvaggio in modo irresistibile. Una parte di me sa che è solo un gioco, ma quella luce nei suoi occhi, che ora brilla come una fiamma, mi terrorizza. Sembra un predatore, pronto a divorarmi viva, un pezzo alla volta. “Non c’era bisogno dello schiaffo, ma va bene così… continua a giocare”, mi mormora all’orecchio, con una voce così bassa e graffiante che mi accende un brivido lungo la schiena. “Non c’è bisogno che mi stia così addosso”, ringhio a mia volta, cercando di mantenere il controllo. “Oh, invece sì che c’è bisogno”, ribatte con un sussurro rovente, il suo respiro che sfiora la mia pelle. “Altrimenti questo gioco non sarebbe credibile, non trovi?” Mi fissa con uno sguardo che brucia, un misto di sfida e desiderio. “E pensa… se da un momento all’altro quella porta si aprisse di nuovo? Scoprirebbe tutto. Saprebbe che è solo una farsa. E a quel punto…Andrebbe tutto a puttane. Di nuovo”. “No, lasciami!” urlo di nuovo, ma stavolta c’è qualcosa di strano nella mia voce, quasi un’ombra di divertimento che non riesco a controllare. Lui si muove contro di me, il suo bacino che preme con decisione, e un sussulto mi scuote, strappandomi un gemito che non riesco a trattenere. Il suono mi sfugge senza permesso, come se il mio corpo avesse deciso di agire da solo. “Mmh, devo dire che da qui la vista è mozzafiato”, dice con una punta di malizia che mi fa fremere. Poi, inclinando appena la testa, aggiunge con un ghigno provocatorio: “Che c’è, piccola tigre? Ti stai forse eccitando?” “Non montarti la testa! È... è imbarazzante, ok? Non posso credere di essere arrivata a tanto” Sogghigna, e in un attimo comincia a torturarmi sul serio. La sua stretta sui miei polsi si fa più salda, ferma, come se volesse marchiarmi. Con la bocca sfiora il mio orecchio, il suo respiro caldo mi fa rabbrividire, e poi sussurra: “Urla, come se lo volessi. Urla come se fosse reale”.
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