Nik si spinge di nuovo contro di me e io… io sto per perdere la testa. Tutto dentro di me urla che è sbagliato, ma la pelle non ascolta, vibra sotto il suo tocco come se avesse aspettato solo quello. La vergogna mi scava dentro, eppure c’è qualcosa che la supera, un’ombra più profonda, più viva: il desiderio. Quel desiderio disperato che il suo tocco fosse reale. Mi schiaffeggio mentalmente. Non esiste. Non posso. Non posso sentirmi attratta da lui. Da uno come lui. Ma poi mi bacia di nuovo, e ogni pensiero si spegne come una fiamma senz’aria. Il mondo si riduce a un battito che esplode nel petto. Le sue labbra sono calde, decise, fameliche. Non chiudo gli occhi: lo guardo mentre mi bacia, vedo quel lampo di furia e bisogno che gli attraversa lo sguardo. Gemo, sorpresa da me stessa, e lo sento irrigidirsi contro di me. È come se quel suono lo avesse riportato alla realtà. Si stacca di scatto, respirando forte, la mascella tesa, gli occhi che mi evitano. Io resto immobile, a metà tra il panico e la vertigine. Ma poi, nel silenzio sospeso, vedo ciò che cerca di nascondere: il suo corpo lo ha tradito. Scoppio a ridere. Non ci posso credere. “Perché ridi? Zitta.” ringhia, e mi mette una mano sulla bocca per farmi tacere. È di nuovo vicino, troppo vicino, il respiro che sfiora la mia guancia, il calore che mi brucia la pelle. Lo fisso, e dentro di me qualcosa si spezza. Se avesse continuato, se avesse solo posato ancora una volta quelle labbra sulle mie, non avrei resistito. “Sei eccitato”, dico con un mezzo sorriso, la voce bassa, quasi un sussurro. “Sei dannatamente eccitato, Nik”. Lui mi fulmina con lo sguardo, gli occhi stretti, scuri, come se volesse incenerirmi. “Beh, uccidimi, allora, se non riesco a controllare il mio corpo...”. “Io non posso ucciderti. Quelli con gli assi nella manica siete tu e tuo padre”, ribatto con un sorriso storto. “Ma, decisamente, ho trovato un tuo punto debole. Non avevi detto che non sono il tuo tipo?” Per una che ha passato l’inferno negli ultimi giorni, trovo surreale che abbia ancora la forza – o forse la follia – di fare la spiritosa. Magari è perché, in fondo, so che non mi farà mai del male, qualunque cosa io dica. O forse è solo per sottolineare ciò che ormai è evidente: lui è attratto da me. “Oh, non montarti la testa”, ribatte con tono tagliente. “Tutto questo…avrebbe avuto lo stesso effetto su chiunque. È solo istinto, pura natura”. “Ah, giusto, e il bacio? Tanto quanto tutto il resto, tuo padre non poteva vederlo. Potevamo fingere alla perfezione anche senza bisogno di toccarci”. Il suo viso si tinge di qualcosa di molto simile alla vergogna, ed è lo spettacolo più incredibile che potessi mai immaginare. Il figlio del Don, il principe della criminalità, imbarazzato da... me. “Continua a perdere tempo con le tue battute, e vedrai che da un momento all’altro sarà qui. Fai la tua dannata parte e chiudiamola una volta per tutte!” sbotta infastidito. So che ha ragione. Mi sono abbandonata a un mondo che non è reale, un mondo fragile, pronto a sgretolarsi da un momento all'altro. Non so cosa accadrà dopo tutto questo, né se il piano di Nik sarà davvero la mia salvezza. So solo che, per ora, devo limitarmi a fare ciò che mi ha chiesto. Senza più toccarci, ma accompagnati da effetti sonori fin troppo realistici e imbarazzanti, fingiamo di fare l’amore. Per tutto il tempo sento la vergogna ardere sulla mia pelle, ma insieme a essa si insinua un desiderio sconosciuto, un fuoco che pulsa insistente tra le mie cosce.
Quando sembra che tutto sia finito, si alza di scatto e, con una velocità impressionante, si rimette i vestiti addosso. Non mi guarda nemmeno, non una sola volta, fino a quando non è completamente pronto per andarsene. Il panico mi assale, soffocante. Cosa succederà adesso? Avrà funzionato? Quel bastardo di suo padre mi lascerà andare? O mi ucciderà? O, peggio ancora, proverà a reclamarmi di nuovo come sua? “É stato…interessante”, dice ad alta voce, con un tono che mi fa gelare il sangue. “La prossima volta, però, ti voglio più attiva, perché, piccola tigre, da oggi in poi sarai esclusivamente mia!”conclude. So che tutto questo fa parte del gioco, ma non posso fare a meno di sentire la paura riaffiorare, più intensa che mai. Brividi a secchiate mi scivolano lungo la schiena, lasciandomi immobile mentre lo guardo aprire la porta. Proprio come in una scena surreale di un film, suo padre è lì, seduto su una sedia dietro la porta, immobile, con lo sguardo fisso, come se aspettasse da sempre quel momento. “Allora come é stato? Ti sei divertito?” chiede languido, posando per un attimo lo sguardo su di me. Tutto il calore svanisce dal mio corpo. “Ho avuto di meglio.” risponde. Le parole mi tagliano dentro, anche se so che mente. “Ma la prossima volta sarà diversa. Imparerà.” “La prossima volta?” la voce del Don si fa più cupa, più pesante. “Non ci sarà una prossima volta. Tenerla qui è uno spreco. Se ha provato a scappare una volta, lo rifarà. Sempre. Sai cosa succede dopo, vero?” Un sorriso storto gli si disegna sulle labbra. “Non possiamo rischiare. Devi spararle. Adesso.”Il mondo si inclina. “Cosa?” chiede Nik senza aria. Il mondo sembra iniziare a vacillare. Mi manca l'aria, il petto si stringe come se una mano invisibile stesse cercando di soffocarmi. La vista è sfocata, macchiata da una nebbia che non riesco a dissipare. Ma non importa. I miei occhi restano inchiodati su di lui, su quell'uomo che ha distrutto tutto ciò che ero, tutto ciò che avevo. Un odio viscerale si smuove dentro di me, un veleno che mi brucia le vene. Lui ha ucciso la mia famiglia. Mi ha tolto tutto. E ora sta lì, a parlare come se fosse il padrone del mondo, come se la mia vita non fosse altro che un dettaglio insignificante. Con la coda dell’occhio noto qualcosa: la fondina. La pistola. Nik l’ha lasciata lì, abbandonata sul pavimento, come un oggetto dimenticato, senza peso. Il cuore mi esplode nel petto, un tamburo furioso che rimbomba nelle orecchie, mentre una voce dal passato si insinua nella mia mente. È la voce di mio padre, nitida e tagliente come una lama, un ricordo lontano che si trasforma in comando. Il primo giorno in cui mi portò a caccia con lui, le sue parole, mai dimenticate, mi colpiscono come un colpo di frusta: “Togli sicura. Carica. Mira. Spara!” Non penso. Non posso permettermi di pensare. Il mio corpo si muove prima che la mia mente possa fermarlo. Salto giù dal letto, le gambe tremano ma non cedono. In un attimo ho la pistola tra le mani. È fredda, pesante, ma sembra quasi che appartenga a me. Non so nemmeno come faccio a essere così veloce, così precisa, ma non esito. Non posso esitare. Alzo lo sguardo e lo fisso. Lui si accorge di me, ma è troppo tardi. Tutto il mio odio, tutto il mio dolore, si riversa in quell'istante. Mira. Spara. Il suono dello sparo esplode nella stanza, un tuono che mi perfora i timpani. Il Don non ha nemmeno il tempo di reagire. Il proiettile lo colpisce in piena fronte. Gli occhi si spalancano per un breve, eterno istante, prima che il suo corpo crolli come una marionetta a cui hanno tagliato i fili. Il sangue schizza. Nik urla. Non distinguo nulla. Il suo viso, coperto di rosso, mi trafigge più del proiettile. ‘È stato buono… ma resta uno di loro’ mi ripeto nella mente. Non posso fidarmi che mi lascerà andare. La pistola è calda. Un secondo. Forse due. Poi sparo di nuovo al petto. Nik barcolla. Gli occhi sgranati carichi di incredulità e tradimento. “Dio, cosa ho fatto…” sussurro.
Ma non c’è tempo per risposte. Corro. Non mi volto. Le scale, la porta, l’aria fredda che mi taglia il viso come una lama. Il mondo fuori mi travolge: luci, rumore, vita. Sono viva. Libera. O almeno così dovrebbe essere. Ma la libertà non ha odore. Non ha colore. È solo silenzio e sangue fresco sulle mani. E mentre corro, capisco la verità che pesa più del piombo: da quel mondo non si scappa. Mai. Ti entra dentro, si annida nella pelle, nel respiro, nel battito. Un veleno lento che ti marchia per sempre. Posso cambiare nome, città, volto. Posso cancellare tutto. Ma lui resterà lì. Nik. Quel bacio che ancora mi brucia sulle labbra. Quella stanza che era la mia prigione. E la pistola… la sento ancora in mano, anche se l’ho lasciata cadere. La colpa per avergli sparato. Il sangue. La delusione nei suoi occhi. Tutto. E nel fondo del cuore, una certezza che punge come una lama sottile: non importa quanto lontano andrò. Se lui è sopravvissuto al colpo, verrà a cercarmi. E stavolta, non sarà per salvarmi.