II.
Il Mohicano seguitò a mangiare; l’altro uomo bianco invece si alzò e si tolse cerimoniosamente il berretto all’indirizzo di Mabel Dunham. Era giovane e di aspetto sano e virile, e indossava un vestito che pur essendo meno rigidamente professionale di quello di Cap indicava che anche lo straniero doveva essere un uomo pratico della vita di mare. In quel tempo i marinai costituivano una categoria completamente separata dal resto dell’umanità, e le loro idee, il loro linguaggio, il loro vestire rivelavano immediatamente la loro professione allo stesso modo che le opinioni, la parlata e il costume di un turco lo fanno subito riconoscere per un musulmano. Benché il Cercatore di Piste fosse ancora nel fiore dell’età Mabel lo aveva affrontato con calma sicurezza, forse perché i suoi nervi si erano preparati a un possibile pericolo, ma quando i sui occhi s’incontrarono con quelli del giovane seduto accanto al fuoco, egli li abbassò istintivamente sotto lo sguardo di ammirazione da cui si sentì avvolgere. Entrambi, in verità, provarono immediatamente l’uno per l’altra un vivo interesse reciproco, com’era logico del resto che avvenisse in due esseri giovani e sensibili sotto l’influenza dell’età uguale, della condizione identica, della bellezza pari in entrambi, della novità della loro situazione.
«Ecco», disse il Cercatore di Piste volgendo verso Mabel la sua onesta faccia illuminata da un bonario sorriso, «questi sono gli amici che vostro padre ha mandato a incontrarvi. Questo è un Delaware famoso, che ai suoi tempi ha avuto grandi onori come pure molti affanni. Ha un nome indiano degno del grande capo che è, ma siccome non è molto facile pronunciarlo noi lo volgiamo in inglese e molto semplicemente lo chiamiamo Grande Serpente. Non crediate però che vogliamo dire con questo che sia infido e traditore al di là di quanto è normale in un pellirossa, ma soltanto che è saggio e che possiede l’astuzia che occorre a un guerriero. Punta di Freccia sa benissimo quel che voglio dire».
Durante questo discorso del Cercatore di Piste i due indiani si erano fissati reciprocamente con grande attenzione, quindi il Tuscarora aveva mosso un passo innanzi e si era messo a conversare con il Delaware in tono apparentemente amichevole.
«Mi piace assistere a questo spettacolo», proseguì il Cercatore di Piste; «il saluto di due pellirosse nei boschi, padron Cap, assomiglia all’incontro di due navi amiche che s’incrociano sull’oceano. Ma a parlar di acqua mi viene in mente il mio giovane amico Jasper Western qui presente, il quale può vantarsi di saperla lunga su questo argomento, dato che è sempre vissuto sull’Ontario».
«Lieto di conoscervi, amico», disse Cap, stringendo cordialmente la mano al giovane marinaio d’acqua dolce, «per quanto credo tu abbia ancora parecchio da imparare, se si pensa alla scuola che hai frequentato. Questa è mia nipote Mabel: io però la chiamo Calamita, per un motivo che lei non sogna nemmeno, per quanto può darsi che tu abbia abbastanza istruzione per indovinarlo, giacché immagino non ignori completamente che cosa sia una bussola!».
«È un motivo facilissimo a indovinarsi», rispose il giovane, fissando suo malgrado i bruni e vivi occhi sul volto vergognoso della fanciulla; «e sono sicuro che il marinaio che si dirige con la vostra Calamita non potrà mai sbagliare la rotta».
«Ah, vedo che ti esprimi con una certa proprietà di linguaggio e di termini marinareschi, per quanto temo che l’acqua che tu hai visto sia sempre stata più verde che azzurra!».
«Non deve far meraviglia se noi ci serviamo di frasi che appartengono al linguaggio della gente di terra, se si consideri che difficilmente perdiamo di vista quest’ultima per più di ventiquattr’ore dì seguito».
«Peccato, ragazzo mio, un vero peccato! Un marinaio di terra dovrebbe sempre vederne poca. Dunque, padron Western, mi pare che il tuo lago sia tutto circondato di terra, più o meno!».
«Ma, zio caro, forse che il tuo oceano non è tutto circondato più o meno di terra anche lui?», ribatté pronta Mabel che temeva da parte del vecchio lupo di mare uno sfoggio prematuro di pedanteria e d’intransigenza professionali.
«No, bambina, è la terra che è tutta più o meno circondata dall’oceano! Questo è quanto io ripeto sempre a chi sta a riva, giovanotto! La gente vive praticamente in mezzo al mare senza saperlo… tollerata da questo, per così dire, essendo l’acqua tanto più potente e abbondante. Ma la prosopopea degli uomini non conosce limiti, perché molti che non hanno mai visto acqua salata s’immaginano di saperne di più di chi per esempio ha circumnavigato il Capo Horn. No, no: questa terra è in fondo un’isola, e la sola cosa che giustamente merita di non essere chiamata tale è l’acqua».
Il giovane Western nutriva un profondo rispetto per i marinai dell’oceano, sul quale tante volte aveva sognato di navigare, ma sentiva anche un vivo amore per la vasta distesa d’acqua sulla quale aveva trascorso la sua esistenza, e che a parer suo era tutt’altro che scevra di fascino.
«Quel che dite», rispose modestamente, «può essere vero per quanto riguarda l’Atlantico, ma noi da queste parti, sull’Ontario, abbiamo un grande rispetto per la terra».
«Questo perché ve ne state sempre chiusi tra due sponde», replicò Cap ridendo di gusto; «ma vedo laggiù il Cercatore di Piste, o come diavolo lo chiamate, con dei piatti fumanti che ci invita a condividere il suo pasto, e devo ammettere che in mare di cacciagione non se ne piglia. Padron Western, quando si ha la tua età s’impara a essere gentili con le ragazze con la stessa disinvoltura con cui si sa manovrare le drizze del pennone, e se sarai così gentile di occuparti di Calamita mentre io vado a raggiungere la mensa del Cercatore di Piste e dei nostri amici indiani sono sicuro che lei non se lo dimenticherà».
Padron Cap aveva detto di più di quanto allora egli si sarebbe potuto immaginare. Jasper Western si occupò infatti di Mabel e la fanciulla doveva ricordare per molto tempo le cortesi premure del giovane marinaio durante quel loro primo incontro. Le preparò un ceppo su cui la fece sedere, scelse per lei un bocconcino di cacciagione prelibato, le offrì un sorso dell’acqua pura della sorgente, quindi le si sedette accanto e guadagnò ben presto la sua stima manifestandole con modi gentili e disinvolti al tempo stesso la sua attenzione, omaggio che ogni donna ama sempre ricevere, ma che le è soprattutto gradito se le giunge da un giovane della sua stessa età. Come la maggior parte di coloro che trascorrono l’esistenza lontani dall’altro sesso il giovane Western era serio, sincero, affettuoso nelle sue premure, anche se queste mancavano di una certa raffinatezza convenzionale. Lasciando questi due semplici giovani occupati a meglio conoscersi, più attraverso i loro sentimenti reciproci che non attraverso pensieri espressi, ci rivolgeremo al gruppo in cui lo zio di Mabel era subito diventato l’oggetto dell’attenzione generale.
La comitiva aveva preso posto intorno a un robusto piatto di bistecche di selvaggina dal quale ognuno si serviva liberamente, e il discorso si era naturalmente foggiato sul temperamento dei vari personaggi che vi prendevano parte. Gli indiani mangiavano in silenzio ma con molto gusto, ché la passione degli americani aborigeni per la cacciagione in genere sembra quasi insaziabile, mentre i due bianchi parlavano con grande animazione, essendo entrambi di umor discorsivo e ostinati nelle loro rispettive opinioni. E siccome il loro dialogo potrà mettere il lettore a conoscenza di alcuni fatti che renderanno il racconto più esplicito e chiaro, preferiamo riportarlo tale e quale.
«Certo, non si può negare che questa vostra esistenza abbia i suoi lati soddisfacenti, signor Cercatore di Piste», osservò Cap quando l’appetito dei viaggiatori si fu finalmente un poco calmato ed essi incominciarono a scegliere con maggiore discernimento e ricercatezza i bocconi più saporiti. «Essa offre infatti le occasioni e la fortuna di cui noi marinai andiamo in cerca, e se per noi tutto è acqua, per voi tutto è terra».
«Non è vero; anche noi incontriamo molta acqua nei nostri viaggi e nelle nostre marce», replicò il cacciatore. «Noi uomini di frontiera maneggiamo la pagaia e l’arpione quasi altrettanto spesso del fucile e del coltello da caccia».
«Ah! Ma sapete maneggiare anche il braccio e la bolina, il timone e lo scandaglio, il cordone del terzaruolo e il ghindazzo? Certo, la pagaia è utile quando si viaggia in canoa, ma a che serve a bordo di una nave?».
«Io rispetto tutti gli uomini nelle loro rispettive professioni, e sono sicurissimo che gli oggetti di cui parlate abbiano ciascuno il loro scopo. Chi è vissuto come me in mezzo a tante tribù comprende perfettamente le diversità degli usi e dei costumi. La pittura di un Mingo, per esempio, non è la pittura di un Delaware, e chi si aspettasse di vedere un guerriero nelle vesti di una squaw potrebbe restare deluso. Io non sono ancora molto vecchio, però ho sempre vissuto nei boschi e ho una certa conoscenza della natura umana. Del resto non ho mai nutrito molta fiducia nella scienza di quelli che abitano nelle città, perché non ho mai conosciuto un cittadino che sapesse maneggiare come si deve un fucile o individuare una pista».
«Anch’io ragiono a questo modo, tale e quale, padron Cercatore di Piste. Camminare per le strade, andare in chiesa la domenica e ascoltar sermoni non ha mai fatto un uomo di un essere umano. Mandate un ragazzo sul vasto oceano, se intendete aprirgli gli occhi, e lasciategli conoscere paesi stranieri e quella che io chiamo la faccia della natura, se volete che impari a conoscere il proprio carattere. Prendete per esempio mio cognato, il sergente: a modo suo è buono come un pezzo di pane, ma che cos’è, dopotutto? Nient’altro che un soldato! Un sergente, se volete, ma un soldato sempre. Quando espresse la sua intenzione di sposare Bridget, la mia povera sorella, io come di dovere la avvertii che da un marito come quello non poteva aspettarsi gran che; ma sapete come sono le donne quando si ostinano nelle loro idee. Certo lui adesso si è elevato di grado, e dicono che al forte sia diventato un uomo importante, però la sua povera moglie non è vissuta per vedere tutti questi miglioramenti perché è morta da ormai quattordici anni».
«La professione di un soldato è onorata, purché egli combatta sempre dalla parte della giustizia», replicò il Cercatore di Piste; «e dal momento che i francesi hanno sempre torto, e la sua sacra Maestà e queste colonie sempre ragione, accetto per sottinteso che il vostro sergente abbia oltre che la coscienza pulita anche un buon carattere. Io non ho mai dormito tanto tranquillamente come quando ho combattuto i Mingo, anche se mi prefiggo sempre come punto d’onore di combattere da uomo bianco, e mai da indiano. Il Serpente, per esempio, ha i suoi sistemi, e io ho i miei, eppure combattiamo a fianco a fianco da tanti anni senza mai un giudizio severo reciproco. Io gli dico sempre che esistono, nonostante le sue tradizioni, un solo paradiso e un solo inferno, anche se molte strade diverse conducono a entrambi».
«Questo si chiama ragionare, e lui deve credervi, benché a parer mio le strade che portano all’inferno debbono essere quasi tutte su terraferma. Il mare è ciò che la mia povera sorella Bridget soleva chiamare un “luogo di purificazione”; infatti non appena si perde di vista la terra ci si allontana da qualsiasi cattiveria. Non so però se si possa dire altrettanto dei vostri laghi».
«Ammetto che le città e i possedimenti inducano al peccato, ma i nostri laghi sono cinti di foreste, e in un tempio come questo si è portati ogni giorno ad adorare il Signore. Ammetto pure che gli uomini non siano sempre gli stessi anche in queste solitudini, perché la differenza che passa tra un Mingo e un Delaware è chiara e lampante come quella che passa tra il sole e la luna. Però sono proprio contento che ci siamo conosciuti, amico Cap, non foss’altro perché possiate dire al Grande Serpente che esistono laghi in cui l’acqua è salata. Siamo quasi sempre stati di un medesimo parere sin dal giorno in cui la nostra amicizia è incominciata, e anche se il Mohicano ha in me soltanto metà della fiducia che io ho in lui, egli crede tuttavia a tutto quello che gli ho narrato sulle abitudini degli uomini bianchi e sulle leggi della natura; ho però sempre avuta l’impressione che nessun pellirossa abbia mai creduto veramente alle descrizioni dei Grandi Laghi Salati, e a quella dei fiumi che scorrono contro corrente».