«Queste nozioni false provengono dal fatto di conoscere le cose tutte sbagliate», ripose Cap con un cenno condiscendente di assenso. «Non conoscendo né l’oceano né le maree voi paragonate a questi i vostri laghi e i loro piccoli movimenti allo stesso modo che confondete le barche con le navi. Punta di Freccia e il Serpente non hanno ragione di dubitare di quel che voi gli avete detto in proposito, per quanto confesso d’ingoiare io stesso con una certa difficoltà la storiella dell’esistenza di mari interni e ancor più quella che vi siano mari di acqua dolce. Mi sono sobbarcato a tutto questo lungo viaggio anche per persuadermi di persona di questi fatti oltre che per far piacere al sergente e a Calamita, benché il primo sia il marito di mia sorella e io ami la seconda come una mia creatura».
«Avete torto, amico Cap, torto marcio, a pensare che la potenza divina possa avere dei limiti», replicò con grande convinzione il Cercatore di Piste. «Coloro che vivono nei possedimenti e nelle città nutrono opinioni errate sulla forza della Sua mano, ma noi che trascorriamo la nostra esistenza direttamente al Suo cospetto, per così dire, vediamo le cose in modo diverso… parlo di noi bianchi, almeno. Un pellirossa la pensa a suo modo, ed è giusto che sia così; non c’è nulla di male se la sua maniera di ragionare non è esattamente la stessa di quella di un bianco cristiano. Vi sono però cose che appartengono esclusivamente all’ordinamento della Provvidenza divina, e i laghi d’acqua dolce e d’acqua salata sono tra queste. Io non ho la pretesa di spiegarle, ma ritengo sia dovere di noi tutti credervi».
«Un momento, padron Cercatore di Piste», interloquì Cap con un certo calore; «quando si tratta di mostrare una fede giusta e degna di un uomo, mentre sono in navigazione non volto la schiena a nessuno. Benché quando navigo sia abituato a cercar di appianare tutte le difficoltà e ad alzare la velatura giusta, invece di mettermi a pregare i santi quando viene la tempesta, so che a volte non siamo che miseri mortali e spero di comportarmi con rispetto quando occorre essere rispettosi. Riassumendo voglio dire semplicemente che essendo abituato a vedere l’acqua in grandi distese salate mi piacerebbe assaggiarla prima di poter credere che sia dolce».
«Iddio ha dato ai daini le riserve saline, e agli uomini, bianchi o rossi non importa, la deliziosa sorgente dove acquietare la sete. È irragionevole perciò ritenere che non abbia creato laghi di acqua pura a occidente, e laghi di acqua impura a oriente».
Pur con tutta la sua arroganza piena di presuntuosità, Cap si sentiva intimidito di fronte alla semplicità e serietà del Cercatore di Piste, benché non gli garbasse affatto l’idea di dover credere a una realtà che per tanti anni egli aveva ostinatamente insistito a negare. Non volendo cedere, e incapace al tempo stesso di sostenere il proprio punto di vista contro argomentazioni alle quali non era abituato e che sentiva piene di forza, di verità e di credibilità, fu lieto di sottrarsi alla discussione sfuggendovi.
«Be’, be’, amico Cercatore di Piste», disse, «lasciamo le cose come stanno; in quanto all’acqua l’assaggeremo quando vi saremo arrivati. Soltanto rammentate le mie parole: io non dico che non possa essere dolce in superficie… anche l’Atlantico a volte è dolce in superficie, vicino alle foci dei grandi fiumi; ma state pur certo che vi mostrerò io una maniera di assaggiare l’acqua a molte braccia di profondità, che voi non sognate neppure, e poi vedremo chi di noi due avrà l’ultima parola».
Il cacciatore non insistette oltre e la conversazione passò ad altro argomento.
«Noi non ci gonfiamo eccessivamente per quel che riguarda le nostre doti», osservò il Cercatore di Piste dopo una breve pausa, «e ben sappiamo che quelli che vivono nelle città e vicino al mare…».
«Sul mare», corresse Cap.
«Sul mare, come volete, amico… hanno occasioni che non capitano a noi nelle foreste vergini. Tuttavia siamo consci delle nostre capacità, e le consideriamo capacità naturali, non guastate dalla vanità e dalla superficialità. Io, per esempio, so maneggiare bene il fucile, e m’intendo di piste, di selvaggina e di esplorazioni, e anche se so usare l’arpione e la pagaia non me ne vanto. Il giovane Jasper invece è tutto diverso, perché è abituato per così dire a respirare nell’acqua, come un pesce. Gli indiani e i francesi della riva settentrionale lo chiamano Eau-Douce, a causa di questa sua particolare dote, e infatti è molto migliore al remo e alla cima che non nell’accender fuochi su una pista».
«Ci dev’essere pur qualcosa, dopotutto, in queste doti di cui andate parlando», disse Cap. «Questo fuoco, per esempio, ha messo in scacco tutta la mia arte marinara. Punta di Freccia infatti dichiarò immediatamente che il vostro fumo proveniva da un fuoco di viso-pallido e questa è un’abilità che io ritengo eguale al saper bordeggiare in una notte buia intorno a un banco di sabbia».
«Ma non è un grande segreto», rispose il Cercatore di Piste ridendo con grande soddisfazione se pure sommessamente, ché l’abitudine alla cautela gli impediva in qualsiasi circostanza di essere rumoroso. «Nulla è più facile per noi, che trascorriamo la nostra esistenza nella grande scuola di Dio, che imparare i Suoi ammaestramenti. Saremmo ben inutili su una pista, o a portar messaggi attraverso la foresta, e saremmo considerati sciocchi come altrettante marmotte se non imparassimo ben presto questi piccoli accorgimenti. Eau-Douce, come noi lo chiamiamo, ama talmente l’acqua che per accendere il fuoco ha raccolto dei rami bagnati: ora l’umidità produce un fumo nero, come credo saprete anche voialtri innamorati del mare. Come vedete non occorre una gran scienza per capire queste cose, benché tutto possa divenire mistero per coloro che non guardano al Signore e alla Sua possanza e saggezza con umiltà e riconoscenza».
«Deve avere una vista ben aguzza, quel Punta di Freccia, per notare un particolare tanto minuto».
«Sarebbe un ben misero indiano se non l’avesse. No, no; siamo in tempo di guerra e i pellirosse hanno più che mai bisogno di usare i loro cinque sensi. Ogni pelle ha la propria natura, e ogni natura ha le proprie leggi, oltre che la propria pelle. Mi ci vollero molti anni per impratichirmi di tutte queste branche superiori del sapere della foresta, perché un bianco non apprende facilmente le cognizioni che in un pellirossa invece sono quasi innate. Per quanto però riguarda l’istruzione propria degli uomini bianchi ne ho pochissima, avendo trascorso la maggior parte della mia vita in queste solitudini».
«Comunque avete fatto presto a imparare, padron Cercatore di Piste, perché si capisce che queste cose voi le conoscete molto bene. Credo però che un uomo abituato al mare dovrebbe essere in grado di impratichirsi alla svelta in queste cognizioni, no?».
«Di questo non sono sicuro. I bianchi hanno anche loro le loro difficoltà ad apprendere gli usi dei pellirosse, alla stessa maniera che questi hanno difficoltà ad abituarsi agli usi e ai costumi dei bianchi. In quanto poi al carattere naturale di ciascuno di noi, io son del parere che è difficile che uno possa veramente acquistare il carattere e il temperamento di un altro».
«Per quanto noi gente di mare che giriamo continuamente il mondo diciamo sempre che gli uomini sono tutti uguali, siano olandesi o cinesi; io personalmente almeno la penso così, perché ho visto che in tutti i paesi in cui sono stato l’oro e l’argento piacciono a tutti indistintamente, e quasi tutti gli uomini vanno matti per il tabacco».
«In tal caso voialtri marinai conoscete poco i pellirosse. Si è mai sentito di qualcuno dei vostri cinesi che sia capace di cantare la propria canzone di morte con le braccia e le gambe piene di schegge e la pelle tutta tagliuzzata, mentre il fuoco divampa intorno al suo corpo nudo e la morte lo guarda in faccia? Se riuscite a trovarmi un cinese o un cristiano capace di questo, allora soltanto potrò dire che mi avete trovato un uomo con l’indole e il carattere di un pellirossa, anche se sarà bravissimo per tante altre cose e avrà letto tutti i libri che sono stati stampati».
«Soltanto i selvaggi son capaci d’inventare simili trucchi infernali per tormentare il prossimo», mormorò padron Cap, guardandosi attorno con aria inquieta e scrutando le volte e gli archi apparentemente senza fine della foresta. «Nessun uomo bianco però è mai stato condannato a subire queste torture di cui dite, ne sono certo!».
«In questo sbagliate», replicò calmo il Cercatore di Piste, scegliendosi con grande cura nel piatto ancora pieno di cacciagione un bocconcino prelibato; «anche se soltanto i pellirosse le sanno sopportare coraggiosamente, molti bianchi hanno dovuto subirle loro malgrado».
«Per fortuna», riprese Cap, facendo uno sforzo per schiarirsi la gola, «nessun alleato di Sua Maestà avrà il coraggio di osare queste atrocità spaventose su un suddito fedele della suddetta Maestà. Non ho servito per molto tempo nella Marina regia, questo è vero, però un certo tirocinio ve l’ho fatto, ed è già qualcosa, mi sembra; e in quanto a essere imbarcato su navi private ma autorizzate dal governo a catturare naviglio mercantile nemico e a dar noia a quest’ultimo e ai suoi piroscafi da carico, la mia parte l’ho fatta e come! Comunque non credo che su questa sponda del lago ci siano selvaggi francesi, e mi pare mi abbiate detto che l’Ontario è uno specchio d’acqua molto grande, non è così?».
«Veramente sarà grande per i vostri occhi», replicò il Cercatore di Piste, senza curarsi di dissimulare il sorriso che si era dipinto sulla sua faccia abbronzata, «perché a molti fa l’impressione che sia piccolo, e piccolo diventa davvero, quando si tratta di tener lontano il nemico. L’Ontario ha due code e i nemici che temono di attraversarlo lo aggirano, ecco tutto».
«Ecco quello che succede con i vostri maledetti stagni di acqua dolce!», grugnì Cap e prese a balbettare così forte che subito si vergognò della sua debolezza. «Invece non si è mai inteso di un pirata o di una nave avversaria che abbia aggirato l’Atlantico da una delle sue code o dall’altra!».
«Ma forse l’oceano non ha code!».
«Si capisce, e non ha neppure sponde, né fondale. Le nazioni che sono saldamente ancorate a una delle sue coste non hanno niente da temere da chi è ancorato al traverso, per selvaggio che sia, a meno che non possieda la scienza della costruzione navale. No, no: chi vive sui lidi dell’Atlantico non deve temere né per la propria pelle né per le proprie capigliature. In quei paesi, quando si va a dormire la sera, si può star sicuri di risvegliarsi la mattina con tutti i capelli in testa, a meno che non si porti una parrucca».
«Non così qui. Non ho alcuna intenzione di spaventare la ragazza, e perciò non starò a dilungarmi in particolari, anche se mi sembra molto occupata a discorrere con Acqua Dolce; ma senza l’esperienza che mi sono fatta io riterrei un grosso rischio, nello stato attuale di questa frontiera, viaggiare lungo il territorio che porta da qui alla guarnigione, perché in questo momento questa sponda dell’Ontano brulica di Irochesi tale e quale come l’altra. È appunto per questo motivo, amico Cap, che il sergente ci ha incaricato di venirvi incontro per farvi da guida!».
«Come! È possibile che quei farabutti osino venire a incrociare tanto sotto i cannoni di Sua Maestà?».
«Forse che i corvi non volano intorno alla carogna del daino, anche se l’uccellatore è vicino? Vengono da questa parte, per così dire, naturalmente. Ci sono sempre dei bianchi che si spostano tra i fortini e i possedimenti, e costoro sono sicurissimi di averne individuate le peste. Il Serpente è passato da una parte del fiume, e io dall’altra, per spiarli caso mai si fossero appostati, i manigoldi, mentre Jasper se n’è venuto sin qui in canoa, da quel bravo marinaio che è. Il sergente gli ha talmente riempito le orecchie della sua bambina, ha pianto persino, e non so quanta volte gli ha detto e ripetuto quanto era buona e brava, che alla fine credo che pur di venire si sarebbe buttato solo e inerme attraverso un intero accampamento mingo!».