“Mi scusi professore. Sì, è colpa mia.” “Ridammi la versione. Il voto è due. E farà media.” “Ecco a lei. Perfetto.” “Mi hai capito? E non credere che sia finita qua. Lunedì interrogato. Alla prima ora.” “Sì, professore.” “E te ne starai seduto qui, buono, finché l’ultimo dei tuoi compagni non avrà consegnato il compito.” “Ok, sì. Va bene.” Niente da fare. Ancora una volta quel ragazzo col viso affilato da divo del cinema gli stava facendo fare la figura del tiranno pedante. De Masi concluse la sua arringa con un ghigno, andò al cestino per gettare il bigliettino e poi alla cattedra per riporre la versione col nome di Hartwig tra le altre fotocopie avanzate. Matteo aveva ripreso a scrivere, diligente e serio come se non fosse successo nulla di particolare. “Bravo, ragazzo.” pensò il

