6 - London

1162 Words
Scesi di corsa le scale e senza dire nulla a nessuno mi diressi da mamma porgendole la lettera, il Nokia di mia sorella in tasca era di fuoco per le ripetute chiamate. Senza indugiare lo diedi a papà attendendo una reazione di mamma che aveva iniziato a leggere la sua lettera. "È andata via! Scrive che si è iscritta da sola all'università, ha usato i suoi soldi... scrive che è giunto il momento di crescere e che non la troveremo." Riassumeva ad ogni tratto di lettura mamma. "Ha organizzato da tempo questa fuga ed ha fatto in modo che non venga trovata... non è intenzionata a prendere un altro cellulare, non può concedersi spese futili... chiede di non cercarla e che starà bene. Ha un tetto sotto cui dormire... se non chiamerà è perché impegnata a cercare lavoro." Alzò lo sguardo dalla lettera che si portò al petto. "Ci chiede scusa, ma non aveva scelta. Non voleva rinunciare all'università e trovava disgustoso Ronald." "Ostinata e cocciuta! Crede davvero che scappando potrà andare all'università? Può aver pagato la prima tassa, ma tornerà con la coda tra le gambe! Questa fuga non gliela perdonerò!" Disse papà Al mio fianco Chester sbuffò. "Gliela perdonerai invece, perché è parte della nostra famiglia e perché già ti manca. Adesso vuoi fare vedere che non la perdoni perché sai che sta bene. Ma la perdonerai e se non le permetterai di andare all'università sarò io ad aiutarla." Disse a papà avvicinandosi a mamma e dandole un bacio. "Sappiamo che sta bene, io vado a dormire." Mamma annuì ricambiando il bacio, poi prese una busta più piccola dalla lettera che le aveva lasciato Adelaide e gliela porse. "Questo è per te." Chester la prese e salutando tutti salì verso le camere aprendo quella busta gelosamente. "Ce n'è anche per noi?" Chiese Brooklyn. Mamma annuì dando alla sua prima figlia la sua lettera, dopodiché senza farselo dire consegnò anche le altre. Una volta che furono distribuiti tutti quei fogli andammo via lasciando soli i nostri genitori. Restai però ai margini della scala ancora un po', volevo sapere cosa sarebbe accaduto adesso. "Non mi sono accorta di nulla." Disse mamma. "Quella sconsiderata, non sa il male che ci ha fatto, la preoccupazione che mi porto dentro." Si confidò papà. "Là fuori non è al sicuro Manila, è ingenua e se qualcuno scoprisse che è nostra figlia potrebbero rapirla. Non doveva andare via!" Si disperò. "Abbiamo sbagliato, quando ci ha detto dell'Università dovevamo ascoltarla." Disse la mamma. "Per cosa? Le ho detto chiaramente che negli studi non la prenderebbero, è una ragazza e l'ambiente legale è uno dei più maschilisti della società." "Sì, però adesso sapremo in quale università trovarla." Ammise lei. Non vi fu risposta, avvertii però un fruscio segno che si stavano muovendo. "Quanto poteva avere come risparmi? Hai detto che i soldi della scuola di ballo non li ha messi sul conto corrente." Chiese mio padre. "No, però se è riuscita a conservarli e se ci ha aggiunto anche la paga mensile potrebbe cavarsela." Stilò mamma. "Circa diecimila dollari? Se è andata in un collage potrebbe non averli spesi tutti." Affermò papà. "Ma se è stata ammessa all'università, dove potrebbe essere andata?" "Non ad Harvard, chiedono dei requisiti che lei non penso abbia. Poi la retta gira intorno ai 40000 $, sarebbe un suicidio per lei." "La Suffolk e la Northeastern Universities invece potrebbero accoglierla, sicuramente non hanno i costi di Harvard." Mio padre sospirò. "Dobbiamo trovarla, non può fare tutto da sola e sono sicuro che nessun lavoro potrà aiutarla a pagare la retta." "Ti prego Simon, adesso non incolparti però." Lo rincuorò mamma. "Domattina London contatterà Gabriel e sapremo dove era diretta." "Gabriel... che Adelaide si sia accorta di amarlo?" Chiese papà. "Ti preoccupi di lui anziché di lei. Questa sera hanno sbandierato i sentimenti di quel ragazzo." Disse sarcastica la mamma. "È il minore dei mali. Se Gabriel avesse viziato di meno Adelaide, adesso non saremo in questa situazione. Se si fosse fatto avanti al suo sedicesimo compleanno dopo che si erano nascosti, adesso Adelaide non sarebbe scappata. È il minore dei mali, perché adesso che nostra figlia è scappata troverà un buono a nulla che si approfitterà di lei e lui dovrà tacere." Si sfogò papà. Mi allontanai dal mio nascondiglio diretto verso la mia camera. Forse papà aveva ragione, allora anche io avrei dovuto parlare con Gabriel dei suoi sentimenti per Adela. Dovevo sentire Gabriel e dirgli cosa stava accadendo, quindi provai a richiamarlo invano. Non rispondeva! Fortunatamente la mattina successiva il mio amico mi telefonò e apparentemente sembrava che Adela fosse con lei. "Eri a telefono con Gabriel London?" Mi chiese papà. Lo guardai annuendo. "È atterrato, il viaggio è andato bene." Risposi mettendo in ordine i progetti che avevo di fronte a me. Ero incredulo ancora, eppure ero certo che la voce in sottofondo anche se flebile era stata quella di Adela. Per la prima volta avrei dovuto ringraziare Pamela per la sua loquacità, avevo compreso in quei pochi minuti al telefono che Gabriel mi avrebbe detto poco e niente su Adelaide. Sicuramente sapeva che sarebbe andata all'università. Sapeva anche che era scappata di casa? E sapeva che con quella telefonata mi aveva rasserenerato. Sentire Adelaide che rispondeva anche lievemente, legge, mi aveva tolto un macigno dal cuore. Anche sentirla dire che sarebbe tornata, mi aveva tranquillizzato. Era con lui e tanto mi bastava a non essere più in pensiero per lei. C'era comunque tanto ancora da sapere, Adela ci avrebbe detto dei suoi progetti? Avrebbe chiamato la mamma per dirle che stava bene inoltre dove avrebbe studiato? Ce l'avrebbe fatta con i suoi risparmi a mantenersi all'università? Almeno per quell'anno c'erano tante domande senza risposte e avevo bisogno di sapere.Gabriel mi avrebbe risposto che non sapeva. Osservai mio padre. "Non c'era bisogno che chiedessi si è portato Adela con se in Germania, sarà lì per una settimana poi rientrerà a Boston per iniziare l'università." Gli dissi. "Quale università?" Chiese mio padre. Ovviamente il pensiero era comune, cosa avrebbe fatto poi Adela, sarebbe riuscita a cavarsela da sola? Come avrebbero fatto mamma e papà a proteggerla se non sapevano dove ella fosse. "Gabriel mi ha detto che è difficile saperlo." In pratica non aveva voluto parlane, ma quando mi avrebbe richiamato avrei indagato. "Dobbiamo saperlo, non può restare troppo..." Disse papà. Al che decisi di intervenire. "Credo che ormai sia andata." Gli dissi. "Tornerà, lo hai detto anche tu." Affermò papà. "No papà! È andata. Ha spiegato le ali iniziando a camminare da sola, non puoi proteggerla." Gli dissi. Era questo il problema per papà, sua figlia era cresciuta. Ma lui scosse la testa. "Ha solo diciotto anni." Restai basito, al che sospirai. "Anche io e Chester avevamo diciotto anni quando abbiamo iniziato l'università. Addirittura a quindici ho iniziato a viaggiare con Gabriel e Thomas. Mi avete lasciato andare." Gli dissi risoluto. Dovevo ricordargli che anche Brooklyn aveva viaggiato prima di Jonatan?
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