7 - London

1036 Words
"Con te e Chester era diverso London!" Affermò "Cosa c'è di diverso?" Sapevo in cuor mio cosa mio padre intendeva. Alaska era una donna. "Direi che oggi addirittura la tecnologia sia anche più all'avanguardia per non perderci." Gli dissi "Si ma lei è una ragazza, è diverso! Sai in quanti si approf..." Sgranai gli occhi. Diverso? "Papà per quanto sia una ragazza... credo tu debba iniziare a comprendere Adelaide." Cazzo! Avevo stavo facendo o almeno avevo fatto lo stesso errore di papà, avevo detto a mia sorella di non essere capricciosa e che l'università non era per lei. Quando invece studiare era ciò che voleva e sì, ce l'avrebbe portata via. Ma effettivamente quella era la vita, avendo sempre io ottenuto tutto perché uomo non mi ero mai messo nei panni delle mie sorelle. Avevo iniziato a parlare e pensare come papà. Ma era sbagliato quel modo di vedere. "Non sei un genitore London, non puoi capire. I pensieri e le apprensioni. Tua sorella è molto ingenua e si è gettata in qualcosa più grande di lei." Affermò papà "Certo!" Risposi. "Lo ha fatto! Ed è capace che cadrà, oppure che la sua carriera universitaria sia in salita! Questo non possiamo saperlo, però infine ci avrà provato." Gli dissi. "Ha scelto di studiare per diventare un avvocato!" Mi disse papà amareggiato. "Si lo so! Io come uno stupido ho appoggiato la tua causa e le ho detto che non doveva fare i capricci. Io come uno stupido ho seguito il tuo esempio e le ho detto che non le sarebbe servita a nulla quella laurea." Gli dissi ripensando a come l'avevo allontanata. "Quindi convieni con me che il mondo legale sia maschilista e che non la faranno mai emergere." Mi disse mio padre. Annuii titubante. "Può essere, anche se conoscendo Adela cercherà sempre una rivalsa." Dissi con un sorriso sulle labbra. "Quindi..."Disse mio padre con lo stesso sorriso. "Quindi laurearsi per lei sarà sia un traguardo che un punto di partenza. Sarà qualcosa che la farà crescere e la formerà papà. Le ragazze dovrebbero crescere proprio come me e Chester." Conclusi. "Quindi per te anche loro dovrebbero avere le vostre stesse opportunità." Ammise papà. Annuii prendendo un atto notarile e passandolo a papà. "Siamo nel ventunesimo secolo, sappi che pagherò l'università ad Adela appena scopro dove studierà." Papà prese l'atto e lo lesse, poi annuì. "Questa è la società che avete aperto tu e Gabriel." Alzò lo sguardo poggiando i fogli sulla scrivania, l'atto della G&L associates spiccava sul nero mogano della scrivania. "Trova l'università, la retta la pago io! È mio dovere fare avere ad Adela le stesse opportunità che ho dato a te e tuo fratello." Compresi subito ciò che aveva fatto mio padre, pagare di mia tasca significava prendere soldi dal fondo della G&L. Quindi includeva anche Gabriel nel sostentamento di Adela, papà voleva escludere a priori il mio amico. Anche lui era arrivato alla mia stessa conclusione, Adela era in Germania con lui. Adela adesso era di Gabriel e per mio padre lui non era più il mio socio o il mio migliore amico, bensì l'uomo che gli aveva portato via la figlia. Mio padre voleva far comprendere a Gabriel che era ancora lui a decidere per Adela, perché era la sua bambina e perché non si sarebbe arreso lasciandola andare via di casa. Ma Adelaide era cresciuta appena messo il piede fuori di casa, di questo ne era certo. Le era bastato spiccare il volo per capire che fuori dalla mura di casa, c'era un mondo. "Il prossimo luglio c'è il matrimonio di Brooklyn e Jonatan. Cosa farai una volta che saranno sposati?" Chiesi a papà girando intorno l'argomento. Doveva capire che c'era un tempo per qualsiasi cosa, per restare a casa e crescere con i genitori e quello per spiccare il volo e lasciare il confortevole nido in cui si era cresciuti. "Jonatan è mite e tranquillo, lui non chiede molto. Lui..." papà abbassò lo sguardo. "Lui non si è mai portato via Brooklyn." Ammise desolato. Al che compresi ciò che non avevo mai visto, al contrario di papà. Brooklyn e Jonatan non si amavano, al contrario Adela amava Gabriel. Brooklyn non sarebbe mai partita per Monaco seguendo l'uomo che amava, al contrario Adela aveva cambiato i suoi piani per stare almeno una settimana in più con Gabriel. L'amore era ciò che faceva la differenza e papà aveva compreso che non era l'università che gli avrebbe portato via la figlia, bensì il mio migliore amico. "Ci penso io qui al lavoro." Gli dissi. "Perché non vai a casa e dici alla mamma che Adelaide sta bene?" Proposi. Annuì! Si alzò dalla sua sedia e allentò la cravatta nera e grigia che gli stringeva il colletto della camicia. "Cosa farete tu e Gabriel con la G&L?" Mi chiese. "Abbatteremo i costi!" Gli dissi sereno. C'era una crisi economica globale e per poter stare al passo bisognava progredire, muoversi al passo e trovare nuove soluzioni. "La G&L ci assicurerà di offrire servizi sia qui alla Thompson che alla KCG, che anche ad altre società se ce lo chiedono. Gabriel ha già passato il contratto dei legali della KCG a nome della G&L. Così per la controversia che abbiamo contro Parker & Minter avremo un team di avvocati valido." "Jared e Laurie erano abbastanza bravi." Disse papà nominando i nostri due avvocati. "La Williams & Murphy si avvale di un team di dieci avvocati, due dei quali sono usciti da Yale." Gli ricordai. "Jared e Laurie... hanno studiato alla Boston university." "Vent'anni fa papà, come Jason William che oltre ad aver studiato ad Harvard fa sempre dei corsi di aggiornamento, sia è a capo dell'ufficio legale e segue le filiali qui in America. In più suo figlio Edgar che sta studiando ad Harvard è nel suo team, oltre ad avere almeno dieci avvocati infatti Keller ha anche tre matricole di Harvard, sono tutte menti fresche e brillanti." Gli dissi esplicando i punti a nostro favore. Se la Parker & Minter pensava di poter vincere contro di noi la causa che avevano indetto potevano star certi che non ci sarebbero riusciti. Era assurdo quanto certa gente non riuscisse ad accettare di perdere un appalto.
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