Più tardi i miei genitori nella sala degli ospiti intrattennero i nostri ospiti ignorando l'assenza di Brooklyn.
Mia madre seduta nella sua poltrona preferita discorreva con Brooklyn, papà era intento a parlare di affari con Roland e Ronald.
Appena mamma mi vide lasciò però perdere la figlia maggiore e mi raggiunse.
"Non è tornata! Alaska ha detto che non era neanche con voi." Mi disse
Annuii con un cenno di capo coprendomi il viso con la mano destra. "Sono andato in tutti i luoghi che frequenta. Alla casa famiglia mi hanno detto che è passata la settima scorsa, mentre alla scuola di danza..."
"Non la fa più!" Affermò Manila. "Cioè almeno da più di un anno, lei non sa che l'ho scoperto."
Osservai incredulo mia madre. "Ma se usciva sempre per andare a danza."
Manila ancora annuì. "Credo non le sia mai piaciuto. Bertrand dice che andava al parco a correre o al cinema e in biblioteca. Ma è almeno da un paio di anni che non fa più danza." Ammise riferendosi al nostro autista.
"Ma... tu hai pagato la scuola. Ti avrebbero avvertito se non andava." Affermai il giovane.
"Lei pagava la scuola, come abbiamo responsabilizzato voi a sedici anni, lo abbiamo fatto anche con le tue sorelle. Sinceramente non so dove abbia messo i soldi, sul suo conto non ci sono." Ammise quindi.
"Mamma!" Intervenne Brooklyn con voce lieve. "Sono arrivati gli Hoffman, sarebbe meglio se tu raggiungessi papà." Le disse.
La mamma annuì per poi allontanarsi. Io e Brooklyn la osservammo che parlava con i genitori di Ronald e intanto stavamo chiedendoci entrambi cosa lei stava dicendo per giustificare l'assenza di Adela quella sera o se aveva omesso l'argomento.
Una volta a cena Chester notò subito l'assenza di Adela tra i commensali. Prese posto accanto a me e Brooklyn chiedendoci che fine avesse fatto Adelaide. "Papà mi ha telefonato urgentemente di cercarla nelle zone che frequento io." Mi disse preoccupato.
"È sparita nel nulla." Annunciò Brooklyn. "Oggi pomeriggio è andata via con Alaska e non ci sono state più notizie di lei."
"Da quando esce con Alaska?" Chiese lui con una smorfia. "Vi dico io perché è sparita, non gli piace Ronald e questo corteggiamento dovrebbe finire." Affermò.
"Sarebbe un matrimonio perfetto Chester. Non ne so tanto di economia aziendale, ma sicuramente sarà anche una buona collaborazione tra le famiglie. Vero London?" Chiese Brooklyn
Io soprappensiero annuii, mi sfuggiva qualcosa ma non sapevo cosa e non era da me, ero quindi troppo in apprensione se accadeva. "Mamma e papà hanno sbagliato a negarle l'università e dopo hanno deciso anche di imporle la presenza di Ronald. È normale che abbia voluto evadere da tutto, questa cena potrebbe implicare un accordo prematrimoniale ad occhi estranei."
"Andiamo London! Cosa se ne sarebbe fatta dell'università?" Mi chiese mia sorella.
Io e Chester ci scambiammo uno sguardo complice. "Quello che ci facciamo anche noi. È una formazione per il nostro avvenire." Le ricordai evitando di dirle svago, libertà e nuove conoscenze.
"Abbiamo avuto un'ottima formazione alla Boston Latin. Anche voi due, eravate parecchio più avanti all'università." Affermò lei.
"Non in quello per cui ci siamo specializzati. Comunque non è il caso di parlarne qui e in presenza degli Hoffman." Dissi passandole i fagiolini.
"Avete provato a telefonarle?" Chiese Chester intanto che riempiva un bicchiere di acqua.
"Non risponde." Rispose amareggiato London mentre prendeva a mangiare.
Nel silenzio che annunciò l'inizio della cena Sally Hoffman diede voce alla domanda che fino ad allora ancora non aveva espresso, rispondendo al dubbio che era giunto a me e Brooklyn, la mamma aveva detto loro che Adelaide non c'era? La risposta adesso era chiara: no.
"Ma Adelaide? Ancora non ho visto quella cara ragazza, iniziamo senza di lei?" Chiese la Hoffman.
Io e i miei fratelli ci guardammo tra di noi, poi i nostri genitori titubanti. Mamma fece per rispondere, ma a farlo fu ingenuamente Dallas.
"È con Gabriel!" Affermò tranquillo e senza pensare alle parole. "Domattina lui parte e avranno voluto passare da soli queste ore." Disse allusivo come solo un ragazzo di quattordici anni poteva essere. E io mi maledissi! Ecco cosa mi era sfuggito. Gabriel!
"Dall! Cosa dici?" Lo ammonì Alaska che però aveva un sorriso altrettanto malizioso stampato sul viso. "Effettivamente sono andati via insieme."
Fissai i miei fratelli più piccoli, poi mamma. Cazzo! Ci eravamo dimenticati tutti che Adela era andata via con Gabriel, avrei dovuto subito chiamare il mio migliore amico e chiedergli di mia sorella.
"Beh tutti lo sanno." Disse ingenuamente Dallas. "Adela e Gabriel stanno sempre insieme alle feste e alle cene, non è che lui parte per l'Europa e lei non lo saluta." Precisò Dallas corrucciato. Lui in cuor suo non aveva detto nulla di male, questo perché era uscito con i figli della zia Olivia e si era proprio estraniato dagli eventi in casa
"Gabriel... il giovane Keller giusto? Il ragazzo che dai Jenkins era seduto accanto ad Adelaide." Disse la Hoffman attirando la nostra attenzione.
"Quello che ha scambiato i posti vorresti dire." Intervenne un acido Ronald.
"Non ci sono prove che sia stato lui. Entrambi hanno detto che fino al nostro arrivo non hanno visto i posti assegnati al tavolo." Ci tenne a precisare mamma imbarazzata.
"E adesso stanno insieme!" Precisò il giovane Hoffman.
"Loro stanno sempre insieme." Mi intromisi in difesa di entrambi, assurdo stavo facendo ciò che faceva sempre Adelaide in quei casi: prendere parti . "Gabriel ama Adela da quando l'ha conosciuta e viceversa."
"Non puoi separarli Hoffman, se vuoi essere 'amico' di Adela." Puntualizzò Chester marcando la parola amico e non fidanzato. "Devi esserlo anche di Gabriel." Concluse spalleggiandomi, su quanto detto non c'erano dubbi.
In fondo avevo detto una cosa che era evidente a tutti in quella casa, nonostante Gabriel non mi aveva mai detto nulla io sapevo, io avevo visto. Non lo avevo capito da subito ovviamente, a quindici anni non vedi certe cose. Ma poi le comprendi, Gabriel amava Adelaide da una vita, le aveva sbavato dietro che aveva solo nove anni, venti chili in più al presente e gli occhiali fissi per regolare la vista. E l'aveva amata! Gabriel si era innamorato di Adelaide per ciò che era, non per una bella compagna da presentare alla società e neanche per il suo nome. Lui aveva semplicemente amato la sua Heidi. Se la mia sorellina ricambiava o meno quel sentimento era invece da decidere.
"Mi dispiace che non ci siano entrambi qui." Intervenne la signora Hoffman in modo amichevole, come se volesse chiudere la conversazione. "Sono dei ragazzi che sanno tenere compagnia e vederli insieme è piacevole, quindi il giovane Keller parte?" Chiese per cambiare argomento e non parlare più di Adelaide.
"Sì mia cara." Le rispose il marito. "Ha raccontato alla cena dei Jenkins che avrebbe fatto un master annuale alla sede di Monaco. Sicuramente ha un avvenire nella società paterna, dicono che già prima di prendere la laurea facesse consulenza e lavorasse col nonno. Tobias Keller punta molto sul primo nipote."
"Chi non lo farebbe, intelligente, ricco e sexy..." Scherzò la donna carezzando il braccio del marito. "Mi ricorda te da giovane."
Ebbi la nausea, evitai però di mostrare una smorfia prendendo a sorseggiare il mio vino. Fortunatamente quella situazione, a parte il malumore di Ronald, non aveva messo nessuno in imbarazzo. Quindi papà non aveva preso accordi con Hoffman, ne fui sollevato. Dovevo però ricordare a Dallas di essere più discreto nel fare le sue affermazioni e di non intromettersi negli affari dei grandi.
Quando gli Hoffman furono andati via finalmente potetti chiamare Gabriel e chiedergli se sapesse di Adela.
"Non risponde?" Chiese mia madre
Scossi la testa, avrei provato un ultima volta e poi rinunciavo. "Ha l'aereo alle quattro domattina. Temo sia a dormire già da un bel po'." Le dissi controllando l'ora, erano le ventitré e un quarto.
"Proviamo a richiamarla sul cellulare. Quando la troverò mi sentirà." Disse papà riprendendo a chiamarla. Nel silenzio della casa si sentivano solo i nostri cellulare e l'effetto sonoro dei tentativi di chiamata, infine uno squillo ripetuto.
"Mamma!" Affermò Brooklyn stringendosi alla mamma.
"Silenzio." Disse Chester guardando papà. "Richiamala."
Papà osservò il suo cellulare poi riavviò la chiamata e anche se flebile lo squillo tornò a riempire la casa silenziosa.
Senza perdere tempo lo seguii! Che Adelaide fosse rimasta a casa e si trovava in una situazione assurda? Seguii lo squillo sempre più insistente ed acuto fino a quando non mi trovai di fronte la camera di mamma e papà. Aprii la porta, la luce del display che lampeggiava ad ogni squillo attirò la mia attenzione.
Mi avvicinai prendendo il telefono per staccarlo, sotto di esso c'era una lettera indirizzata alla mamma. La scrittura era quella disordinata di Adelaide, se n'era andata di casa!