4L’agente di custodia mi scruta con occhi diversi dai giorni precedenti. Si interroga, è evidente. Mentre si strofina il mento in cerca di risposte, è raggiunto da un collega più anziano che si chiama Antonio ed è ispettore. Gli confabula qualche cosa all’orecchio, poi si rivolge a me. Con gentilezza e strana cortesia.
«Dottor Vivaldi, guardi, io non so più come dirlo. Se lei non collabora nel volersi alimentare, dovremo trasferirla in infermeria. Lei immagina cosa significa, vero? Questo è un carcere ordinario. Il direttore può intervenire da un momento all’altro e costringerla a un trattamento sanitario obbligatorio, insomma, nutrirla contro la sua volontà a suon di flebo. È questo che vuole?»
Sono debole e mi muovo a fatica. Resto raggomitolato e lo guardo con occhi assenti.
«Voglio morire», rispondo flebile.
L’ispettore Antonio inclina il capo e guarda il collega con una smorfia in viso. Poi entrambi si voltano ed escono dalla cella. Il rumore dei chiavistelli mi entra nelle ossa. Sento l’eco dei loro passi allontanarsi nel corridoio.
Silenzio. Eccomi tornato al silenzio totale.
Mi sento vuoto, perso, inutile. La mia vita non ha più senso. È finita. Chiudo gli occhi e penso a lei, a Loretta, la mia Loretta. Non ho più lacrime ormai e la gola pare chiudersi in una morsa che mi impedisce di respirare.
Loretta. Non immaginavo fosse così importante per me. Così essenziale. I suoi sogni, i nostri sogni, distrutti in un attimo da un pazzo assassino. Le nostre vite finite.
A volte ho l’impressione di vivere un incubo. Tutto mi pare irreale, una finzione.
Sono troppo debole e non riesco quasi più ad alzarmi, nemmeno per orinare qualche goccia. La mia pelle è ingiallita come cartone vecchio e i brividi percorrono indisturbati le mie membra. Le scuotono come se non fossero già abbastanza provate.
Vorrei addormentarmi e non svegliarmi più. La mia vita è immersa in un mondo onirico fatto di sogni e incubi. Un mondo oscuro e fantastico dove lo spazio e il tempo paiono deformati e confusi.
Vogliono continuare a farmi vivere. Perché? Questo è ormai l’inferno per me.
Mi sento di nuovo svenire. Bene. Tornerò tra le braccia di Loretta. La raggiungerò e starò con lei come non sono stato mai.
Loretta. Aspettami. Sto arrivando.
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