Ufficio del Questore

783 Words
Ufficio del Questore Il piantone bussa cortesemente alla porta e lui quasi subito sbotta con un «Avanti!». «Signor Questore, c’è qui il nuovo funzionario». «Fallo entrare, fallo entrare». Alessandro Meucci varca la porta silenzioso. Osserva in fretta l’ufficio con i suoi arredi, fotografie e orpelli vari. Gli uffici dei Questori in fondo sono tutti uguali, pensa. Istituzionali, impersonali e finti. Si dirige verso di lui. Si abbracciano forte. «Non ci posso credere. Alessandro, come stai?», così dicendo, Antonio Baranello, Questore di Asti, gli appoggia le mani sul viso e lo guarda serio negli occhi. «Ho passato tempi peggiori, commendatore». «Commendatore? Dammi del tu, ti prego. Ora sei un funzionario, vecchio mio, sono passati i bei tempi di Torino, vero? Complimenti per la tua carriera. Sono molto felice per te. Soprattutto nel rivederti in forma». «Non è stato facile». «Lo so, lo so. Purtroppo quando ti spararono ero in malattia, un brutto intervento alla prostata e non sai quanto ho pregato per te. Ti davano tutti per morto. Ma quanto tempo è passato? Vieni, accomodati e raccontami». Entrambi si siedono e continuano a squadrarsi per alcuni minuti. In silenzio. «Che strana la vita», sbuffa Meucci. «Sai, quella mattina ero andato in banca sul presto proprio per non trovare coda. Dovevo cambiare l’assegno degli straordinari. I rapinatori sono entrati all’improvviso urlando e non so che mi è preso, è stato tutto molto istintivo. Ho afferrato la pistola e ho fatto fuoco sul più vicino. Lo so, ho sbagliato». «Sì, Ale, hai sbagliato. Hai messo a repentaglio la vita tua e quella di tutti i presenti. E poi ti sei beccato sei pallottole in corpo, vero?» «Già, e coma per oltre due mesi. Mi hanno tolto qualche pezzo, ho perso una ventina di chili, ma poi sono tornato di nuovo in forma e pronto per ricominciare». «E di questa brutta storia di Vivaldi, invece, cosa mi racconti?» «Beh, non ho molto da aggiungere a quello che già tutti sanno. Una vera tragedia. Loretta morta, lui in galera e io trasferito qui per incompatibilità ambientale». «Vivaldi, Vivaldi. Me lo ricordo bene. Era lui a capo della sezione omicidi quando io dirigevo la squadra mobile di Torino. Ricordi? Un bravo ragazzo, un ottimo poliziotto. Come mi spiace». Il Questore sospira dopo aver trattenuto il fiato, poi guarda in alto verso il lampadario, come in cerca di parole. Meucci lo osserva in silenzio. Lo trova invecchiato, dimagrito e stanco. Il buon vecchio Baranello, il suo vecchio dirigente. L’ironia della sorte. Il Questore, abbassando lo sguardo, comincia a stropicciarsi piano le mani poi, dopo un sospiro, si avvicina a lui e quasi sussurra. «Alessandro, io sono il primo a sapere che sei un buon investigatore, sono stato il tuo dirigente per anni. Tuttavia, sai, all’epoca eri un ispettore superiore, ora invece sei un funzionario e non posso…» Meucci rimane impassibile come un crotalo e continua a fissarlo serio. «Sì, insomma, qui siamo in una piccola provincia, il personale della Questura è di poco maggiore a quello che avevamo alla squadra mobile di Torino e, sai, esistono equilibri delicati da mantenere». «Equilibri? Quindi?», lo esorta Meucci. «Quindi, qui ad Asti il posto alla squadra mobile non c’è». Meucci si stringe nella giacca e fa una smorfia di disapprovazione. «Però, come dire, il cacio sui maccheroni, il dirigente della Digos è stato trasferito da pochi giorni a Viterbo e, pertanto, ti collocherò lì». «Alla Digos? Ma io non so assolutamente nulla di politica, ho sempre e solo affrontato criminali comuni, tranne una brevissima e malaugurata esperienza ad Alessandria tempo fa che non vorrei replicare». «Alessandro, non te lo ripeterò. Ti voglio bene e rispetto il tuo passato, sono addolorato per tutto quello che hai dovuto sopportare, ma ora si cambia. Sei un commissario della Questura di Asti, ricordatelo!» «Qualche fiera paesana, qualche manifestazione, un po’ di ordine pubblico, immagino». «Beh, insomma, per fortuna il terrorismo è alle nostre spalle. Non ti bastano i fori che hai in corpo?» Meucci sbuffa, allargando le braccia in segno di resa. «Vedrai che anche qui ti potrai fare una bella esperienza, fidati». E così dicendo, gli allunga un plico con sopra scritto RISERVATO. Meucci lo prende curioso e lo sfoglia attento per poi esclamare, «Un inceneritore? E allora?» Il Questore sorride. «Te l’avevo detto che ti saresti fatto una bella esperienza». Meucci lo guarda curioso e si gratta la testa. «Non capisco». «Beh, diciamo che abbiamo qualche tensione di troppo da gestire. Roba seria. Roma pressa su questa faccenda, credimi». Meucci con un’espressione un po’ stranita continua a interrogare. «Quindi?» «Quindi tu e i ragazzi vi darete da fare affinché tutto resti nell’alveo della governabilità». «Governabilità? Non c’è che dire, iniziamo bene. Bella notizia di merda!»
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