Pov Lucifero.
Maledetta donna.
Maledetti angeli che ti hanno rubato dalle mie mani.
Maledetto me, che me la sono lasciata sfuggire.
Sono passati dieci giorni dallo scontro al locale.
Ed io non so darmi pace, quella creatura deve essere mia.
Accecato dalla rabbia, ne meno i piaceri di Luxi mi danno sollievo.
E mi ritrovo per l'ennesima volta a distruggere tutto ciò che ho nella stanza.
Mentre la demone scappa via terrorizzata.
Negli occhi, nelle vene, solo rabbia verso quella donna.
Che bella come il peccato più dannato.
Che mi sfida, mostrandosi nella sua forma naturale.
Maledetta quella bocca, che desidero da giorni possedere.
Ormai è una questione di principio.
Non voglio solo usarla come arma.
No.
La voglio sottomessa a me.
In ginocchio davanti a me, mentre succhia il.mio cazzo, e si sottomette ad ogni mia voglia.
Chiudo gli occhi, riprendendo la calma, nel caus del mio ufficio.
E ancora una volta l'odore del suo sangue mi tormenta.
L'odore della cenere, del peccato, promette chissà quale tocco peccaminoso.
Mentre l'odore di rugiada è una sfida a profanare la purezza della sua anima angelica.
Baal:" Mio signore."
Mi giro di colpo verso la porta, dove il mio amico fa un passo indietro.
Sicuramente intimorito dalla stanza distrutta.
Ma molto di più dai miei occhi, che sento rossi come il fuoco.
Maledetta quella donna, che mi sta facendo raggiungere la pazzia.
Lucifero:" Che cazzo vuoi?"
Sono vicino a raggiungere la mia forma completa.
Tanto che, ne meno la mia amicizia lo salverà se non ha buone notizie.
Lui si piega, sotto il peso del potere che emano.
Ma riesce comunque a parlare, anche se a fatica.
Baal:" L'abbiamo trovata."
Tutto si ferma, all'improvviso la rabbia scompare.
La trasformazione si ferma, facendomi tornare alla forma terrena.
Il peso della mia aurea si affievolisce.
Mentre finalmente un sorriso malefico e soddisfatto, appare sulla mia bocca.
Lucifero:" Portami da lei."
Posando una mano sulla sua spalla, ci teletrasportiamo fuori dai cancelli degli inferi.
Non voglio più aspettare.
Non me ne frega nulla dei miei impegni.
Ora che lo trovata, io lavro.
Quando spalancò le ali, pronto a partire.
Il mio amico mi ferma, indicandomi un punto poco lontano.
Maledetto sia il destino, era proprio qui, a pochi passi da me.
Ed io non lo sapevo.
Lo seguo, passando in silenzio tra alberi secoli.
Fino a fermarmi sul posto.
Il sorriso scompare, davanti a una scena che mi rende un furia senza freni.
Tre uomini tengono fermi la rossa, mentre un quarto alza un pugnale verso il cielo, pronta a colpire il cuore.
Le domande sono:
Chi sono?
Come hanno fatto a fermarla?
Ma sopratutto:
Come hanno osato toccare il mio giocattolo?
Con la mia velocità, raggiungo subito il quarto.
Afferando la mano, che teneva l'impugnatura del coltello.
Le ossa si rompono come ramoscelli nella mia stretta.
Tra le sue urla di dolore.
Senza lasciare la presa lo lancio contro un albero, dove poi perde i sensi per la botta.
Alle mie spalle baal sta uccidendo letteralmente gli altri tre.
Con una mazza a doppio palla infuocate, lì colpisce.
Infiamandoli
La cosa strana è che essi non diventano all'istante cenere, come succederebbe con dei demoni.
Ma bruciano lentamente come umani in un incendio.
Davvero strano.
Eppure puzzano di demone.
Strano...
Ma non quanto l'immagine di lei.
Bianca cadaverica a terra.
In un pozza di sangue che scorre dal suo fianco destro.
Mi avvicino a lei, spostandola malamente con un piede per vedere meglio la ferita.
L'unica cosa che può ferire noi immortali, sono le armi maledette e benedette.
Ma esse ci bruciano dall'interno, non creano ferite nella carne.
Alle mie spalle sento un movimento.
Il piccolo bastardo di prima, prova a fuggire.
Inutilmente, perché presto si ritrova a circondato dalla mia catena, a bruciare come i suoi compagni.
Mi avvicino al corpo che arde dolorosamente.
E togliendomi la maglia, la uso per recuperare il pugnale.
Qualcosa mi dice che è la risposta a tutto.
Baal:" Non so cosa vuoi fare Lucifero.
Ma se non troviamo una soluzione, questa cosa morirà presto."
Torno a guardare la rossa, che è prossima alla morte.
Ai piedi del mio amico disgustato, ma anche con gli occhi rossi.
Sarebbe davvero semplice lasciarla morire.
Non più lei, non più arma superiore a me.
Tutto tornerebbe alla normalità.
La prendo tra le braccia.
Incamminandomi verso le porte dell'inferno.
Non posso lasciarla morire per mano di qualcun'altro.
Ho giurato che avrei pranzato con il suo sangue, sulla sua morte.
E così sarà, una volta che avrò vinto la guerra.
Alle porte dell'inferno, mi fermo a pensare dove portarla.
Il sangue che continua a scorrere, ha un odore così sublime e tossico.
Droga per i demoni, persino per me.
Senza pensarci, mi ritrovo nella mia stanza, a posarla sul letto.
Alle mie spalle, Baal si tiene il naso tappato, mentre gli occhi sono ancora più rossi per la sete.
Lucifero:" Allontana tutti i demoni da questa ala del castello, te compreso.
E mandami un anima umana dottore."
Lui annuisce e scappa via.
L'odore ormai ha impregnato le coperte e le mura.
Soffocandomi, mi allontano dal letto, trattenendo il respiro.
Ma la mente, è come drogata, come se mi fossi iniettato eroina nelle vene.
Immagino lei, nei peccati più carnali.
La immagino mentre bevo dalla sua gola.
Mentre affondo nel suo corpo inviolabile, a strappare la purezza dalla sua carne.
La immagino a gridare il mio nome, venerandomi come se fossi Dio per gli umani.
Meledicendomi per il dolore che le darei.
La porta di spalanca, e un povero omuncolo umano viene buttato nella stanza, e la porta di nuovo sigillata.
Tremante si avvicina al letto.
Non osa alzare lo sguardo.
Ne fiatare.
Osserva la ferita, per poi tirare fuori dalla borsa tutto il necessario.
Disinfetta la ferita, ma l'odore non copre il profumo inebriante ancora presente.
Inizia a cucire la ferita, che ora pulita si mostra davvero larga.
Infila l'ago nella carne della donna.
Che non si lamenta, ma stringe denti e pugni, e suda.
La pelle trema e gli occhi stringono per trattenere le urla.
Sta provando dolore.
Avvicinandomi al dottore, fermo la sua mano già pronta al prossimo punto.
Lucifero:" Che cazzo fai?
Sta soffrendo come un cane."
Furente lo vedo tremare sotto il il mio sguardo di fuoco.
Forse non sono stato chiaro, questa donna dovrà soffrire per mano mia.
Dott:" Mi dispiace sire, ma non esiste morfina per una creatura del genere.
Non posso fare altrimenti."
Balbetta e sussurra tanto basso, che lo sento solo grazie ai miei sensi.
La guardo, sudare a freddo, con il respiro basso ma irequieto.
Non so cosa succede in me, nel mio cervello ormai in sballo.
Ma mi avvicino al suo viso.
Con un artiglio creo un taglio sul palmo della mano.
Che poi stringo a pugno sulla sua bocca.
Gocce del mio sangue entrano nella sua bocca.
Alla seconda goccia, gira la faccia, macchiandosi di rosso la guancia.
Immagine che mi eccita, più di quando vorrei.
Con la mano sana, afferro le sue guancie, stringendole fino a fargli aprire la bocca.
Dopo poco la bocca si riempie e lei ingoia arrendendosi al sapore dolce del mio sangue.
Il dottore continua il suo lavoro, senza nessun interesse da parte mia.
Troppo attento a fissare il mio sangue colare nella sua bocca, che viene ingoiato e fatto scendere nella sua gola.
L'erezione cresce dolorosa nei jeans.
Mi sento dentro di lei, dentro la sua bocca, scorrere nelle vene.
E ciò, fa accrescere il desiderio di essere dentro di lei carnalmente.
Di spingere dentro di lei, arrivarle in fondo, fin dove sta arrivando il mio sangue.
Profanarla in tutti i modi possibile.
Macchiare la sua purezza di ogni perversione.
Non mi accorgo ne meno che il dottore a finito, finché non sento la porta chiudersi.
Mi allontano di scatto da lei.
Mai avevo lasciato bere il mio sangue, mai avevo desiderato tanto un corpo.
Il sangue, nei miei giochi perversi è spesso presente.
Amo versarlo sui corpi nudi, e leccarlo via da ogni punto proibito.
Poi iniziare a bere quello della donna, proprio nei punti più sporchi e lussuriosi.
Ma quello che ho appena fatto, durante il sesso, mi darebbe l'orgasmo più sporco mai avuto.
Tre donne umane entrano nella stanza.
Cambiano il letto, spogliano la donna, la puliscono con pezze imbevute d'acqua.
Ma la mia mente non si smuove dalla sua perversione.
Continuo a immaginarmi a bere il suo sangue, fino a svuotarla per poi riempirla con il mio sangue, mentre riempio ogni sua purezza con il mio cazzo.
Scoparla a sangue, letteralmente.
Ora pulita, vestita di nero, immobile, la osservo.
Di nuovo soli.
Una goccia del suo sangue, cola fra le sue labbra, richiamandomi.
Tanto che mi ritrovo gia a pochi centimetri dalla sua bocca.
Pronta a scoprire finalmente che sapore ha.
Ma quando sono a pochi centimetri dal suo viso, un odore forte mi schiaffeggia i sensi.
Facendomi staccare di colpo.
Un odore, che prima non percepivo a causa del suo sangue dappertutto.
Ma ora che è scomparso quest'ultimo, il suo odore lo sento bene.
O meglio gli odori.
Dulcamara, veleno per demoni, e stramonio, veleno per angeli.
Mi passo una mano tra i capelli sbuffando.
Tutto lavoro sprecato.
Lo portata qui, solo per vederla morire lentamente.
Mi siedo sulla sedia, indeciso sul da farsi.
Pensando che magari essendo una creatura tanto potente, possa sopravvivere.
E invece mi sbaglio, perché dopo ore di attesa, lei non mostra miglioramenti, anzi peggiora.
La sua pelle sempre più bianca.
La sua carne più fredda.
Il respiro e il battito ormai prossimi a cessare.
Il tutto tra smorfie di dolore e lacrime che si posano sulle sue guancie.
Poche ore, e di lei non ne resterà che polvere.
Mi porto una mano alla tempia, chiedendomi quanto sia importante per me ucciderla.
Quanto sia grande il mio desiderio di potere.
E quanto voglia sottomettere quella creatura.
Le domande sono inutili.
Io odio perdere.
E se muore lei, io perderei.
Così, guidato dal mio desiderio di potere, compio il passo più vicino a quel vecchio.
Creo l'unico serio esistente per salvare la sua parte angelica.
Ironia della sorte, solo io posso salvare un angelo.
Come solo Michele può salvare un demone.
Apro le mie grandi ali, strappando un piuma, che subito viene sostituita.
Portandola davanti alla bocca, ci soffio sopra, liberando il bacio di Giuda.
Il bacio maledetto.
La piuma, come se fosse un serpente, si muove e modifica la sua forma.
Fino a diventare un piccolo calice nero e dal materiale grezzo.
Simile a quelli utilizzati per la grappa.
Per la seconda volta in poche ore, taglio di nuovo il palmo della mano, versando il mio sangue nel calice.
Questo è uno dei motivi per cui è vietato bere il mio sangue.
Per primo, per la mia importanza come re.
Per secondo, per l'effetto che fa, quasi da mandare in overdose, cosa che non succede con la creatura.
E poi perché ha un potere tanto maledetto, da dare la vita, ma anche la morte.
Comunque ormai la cazzata lo fatta.
Quindi, ancora dubbioso, avvicino il calice alla sua bocca.
Ma l'effetto e sorprendente anche per me.
Dopo aver bevuto dalla coppa.
Inizia ad urlare talmente forte, da dovermi tappare le orecchie.
Il suo corpo viene ricoperto di luce mentre si solleva a mezzo metro dal letto.
O suoi occhi uno bianco, e l'altro rosa chiaro.
Segno che la parte angelica predomina sull'altra.
Il suo potere angelico si espande intorno a me, come se fosse luce del mattino.
L'odore di rugiada ricopre quello di cenere.
La parte Angelina si fa ben sentire, rendendola un angelo appetitoso.
Questo porterà solo guai.
La luce scompare, e lei crolla sul letto.
Riprendendo a tremare e a soffrire.
Con la differenza che ora, l'odore angelico si sta espandendo sempre di più.
Il veleno per angeli è debelato, ma non quello per demoni.
E a quello, c'è solo un antidoto.
Che gran casino, non ho intenzione di chiedere aiuto a quel pennuto.
Un rumore fuori dalla porta, attira la mia attenzione.
Rumore di spade e urla, come se ci fosse una piccola guerra nel mio corridoio.
Quando mi affaccio per capirlo, l'immagine che mi sono fatto, non è lontano dalla realtà.
Baal, Luxi e Samael.
Stanno lottando per tenere a bada i demoni, che vorrebbero entrare nella mia camera.
Sicuramente attirati dall'angelo nella stanza.
Baal:" Porta quella cosa fuori da qui.
O succederà un casino."
Dovrei arrabbiarmi, perché sembra molto un ordine.
Ma so che ha ragione.
Così torno nella stanza e prendo in braccio la creatura.
Cosa che sto facendo per la seconda volta oggi, inizio davvero a stufarmi di questa situazione.
Dovrebbe essere una buona arma.
Ma fino ad adesso mi ha dato solo guai.
Mi teletrasporto direttamente ai cancelli dell'inferno.
Da qui, si vede la collina dove è situato il mio castello.
Tantissimi puntini rossi, stanno facendo marcia indietro.
Attratti ora qui.
Lucifero:" Guarda quanti guai stai combinando donna.
Maledetta creatura."
Oltrepasso i cancelli, dove le guardie fanno per attaccarmi.
O meglio per attaccare l'angelo tra le mie braccia.
Ma basta il mio sguardo di fuoco per farli arretrare.
Spicco il volo con facilità, la creatura leggera come un piuma, si spalma perfettamente al mio petto ancora nudo.
Decido di andare al tempio sacro-profano.
Ormai ho fatto davvero troppo, per lasciarla morire.
Anche se riluttante, so cosa devo fare.
Ma ormai ho fatto 30, perché non fare 31.
Atterrò direttamente nella sala riunione.
Passando attraverso la vetrata aperta.
Gli umani mi guardano curiosi, non aspettandosi il mio arrivo.
Ma basta uno sguardo, che scappano via dalla stanza.
Il pennuto non si fa attendere.
Non ho avuto bisogno ne meno di chiamarlo.
Entra dalla stessa finestra, atterando a pochi passi da me.
Michele:" Cosa le hai fatto?"
Sembra arrabbiato, mentre indica la donna tra le mie braccia.
È davvero interessante vederlo provare qualcosa, che sia diverso dalla gentilezza e dalla compassione.
Lucifero:" Non è colpa mia.
È stata avvelenata con la Dulcamara, e con lo stramonio."
Lui ritira subito le sue ali, e si avvicina alla donna.
Liberandole il viso da una ciocca ribelle.
Mi scostò subito dal suo tocco.
Lei è il mio giocattolo, deve tenere le sue candide mani, lontane da lei.
Lucifero:" Le ho dato già il siero per la forma angelica.
Ora tocca a te, sempre se non vuoi vedere la amata creatura del vecchio, morire davanti a te."
Lui stringe la mandibola, guardandola con amore.
Oggi il pennuto è davvero strano.
E come se mostrasse sentimenti umani.
Non il solito benevole e paziente pennuto.
Senza aspettare altro, si strappa una piuma dalle ali, dove ne appare subito un'altra.
Michele:" Va bene.
Ma poi verrà via con me.
L'inferno non è posto per lei."
Intanto la piuma viene soffiata dal suo respiro.
Dal bacio di Dio.
Il bacio benedetto.
Diventando un calice d'argento e esageratamente bianco.
Lucifero:" Lo giuro sul cuore pennuto.
Ora sbrigati, non le resta altro tempo."
Una volta finito la procedura, identica alla mia.
La donna si illumina di oscurità.
Gli occhi diventato tutti e due quasi completamente rossi.
Sento una forza alzarla dalle mie braccia.
Ma stringendola a me, mi lascio trascinare da questo potere.
Sento dentro di lei, i due odori lottare, per prendere il potere.
Sento la sua natura mutare e mutare ancora.
Fino a diventare un peso morto nelle mie braccia, che torno con i piedi a terra.
Sembra un po' affaticata, ma sicuramente più viva di prima.
La sua pelle sta tornando ad avere un po' di colore.
E il respiro, e il battito del cuore, tornano a un ritmo accettabile.
È ancora debole e sofferente.
Ma il veleno e il male maggiore è finalmente scomparso.
Una volta che entrambi ci siano ripresi dal turbine di emozioni.
Michele fa un passo verso di me, con le braccia pronte ad accoglierla.
Povero illuso.
La stringo più forte a me, arretrando di qualche passo.
Sentendo il vento alle mie spalle, entrare dalla vetrata aperta.
Michele:" Hai giurato."
Mi supplica disperato, facendomi sorridere diabolico.
Lucifero:" Sono pur sempre il diavolo."
Spalancò il volo, oltrepassando la vetrata, raggiungendo il cielo ormai prossimo al tramonto.
Gli unici rumori sono le urla di mio fratello, prima di scomparire.
Michele:" Lilith."
Prova a raggiungermi.
Ma in pochi secondi raggiungo i perimetri dell'entrata, che mi permette di teletrasportarmi direttamente nella mia stanza.
Posso usare il teletrasporto, ma solo nel mio regno, o nei perimetri dell'ingresso in modo da non fare scoprire a nessuno dove sono i cancelli.
Ritorno nella camera, le urla al di fuori sono cessate.
Segno che la piccola rivolta è stata donata in fretta.
Credo si sia auto conclusa quando la loro preda è scomparsa.
Stendo per l'ennesima volta la creatura sul letto.
Ripensando alle parole di mio fratello.
Lilith, sorrido sotto i baffi.
Davvero ironico vecchio.
Anche se poco sorprendente.
Dargli un nome di significato sia angelico che demoniaco.
Non è così originale, anzi sei diventato davvero banale.
Mi siedo poco lontano.
Svuotando il minibar, di tutta la riserva di sangue.
Senza distoglie gli occhi da lei, che ora dorme serena, svuoto una decina di bottiglie piene di sangue.
Bevo direttamente alla bottiglia, come un ubriacone in astinenza di vino.
La realtà, è che la mia reazione di sete a lei, non mi piace.
Non voglio sembrare un disperato assetato.
L'unico modo è ingozzarmi e spegnere la sete fisica.
Mentre quella mentale rimane.
Come la curiosità di sapere il suo sapore.
Se è lontanamente delizioso come il suo profumo.
Sicuramente ci sarà modo di scoprirlo.
Ma la certezza che potrei diventarne dipendente non mi piace.
Mettendo da parte l'attrazione verso la creatura preferita del vecchio.
Rimane il fatto che è per metà angelo.
Questo è il vero problema.
Perché il sangue angelico è così divino da portare alla dipendenza qualsiasi demone.
Io, essendo da sempre un demone, ho imparato a controllarmi.
Ma sono sicuro che questa donna così misteriosa, potrebbe spezzare quel controllo.
E se mi lasciassi al piacere del suo sangue, la prosciugherei fino all'ultima goccia.
Cosa sconveniente.
Se voglio raggiungere il trono assoluto, mi serve viva.
Quindi dovrò controllare la mia sete.
Almeno finché non sarà poi ormai inutile per lo scopo.
Sorrido soddisfatto, e a tratti sadico.
Ho finalmente in mano la chiave per il trono di Dio.
Presto, io Lucifero.
Figlio perfetto di Dio.
Luce del paradiso, caduto per l'amore verso me stesso.
Diventato re degli inferi e peccato per eccellenza.
Prenderò posto sul trono perfetto per me.
Diventerò la piena superbia.
Re sopra ogni cosa.
Tutto grazie alla creatura che tu stesso hai creato vecchio.
Non ti sembra ironico?