capitolo 4

3734 Words
Pov Michele Ho urlato il suo nome, ricorso Lucifero, fino a vederli scomparire in un fumo nero. L'ultima cosa che ho visto. È il sorriso soddisfatto di Lucifero. Mentre stringeva Lilith tra le braccia. Ora mi trovo nell'ufficio con i miei fratelli. Nervosi come me. Il primo pensiero che ci tormenta è se Lilith sia guarita. Se il bacio di Dio ha funzionato. Il secondo pensiero. E cosa è potuto succedere in due giorni. Come è finita in quello stato, troppo vicina alla morte. Gabriele:" Lucifero non lascerà che muoia. È troppo importante per lei." Lo so bene, se lucifero è arrivato al punto di usare il bacio di Giuda. E di venire da me per salvarla. Vuol dire che la vuole viva. Ma non posso non pensare che ora lei è con lui. Tra le sue grinfie. E non so proprio, dove arriverebbe pur di avere il potere assoluto. Mi passo le mani nei capelli. Sentendomi sempre più in colpa. Michele:" Se non fossi scappato in quel modo. Se avessi gestito meglio la cosa. Se non l'avessi costretta ad uscire di casa. Se..." Se non avessi provato quelle sensazioni strane. Lei sarebbe ancora qui. Raffaele:" Non ti portare pena fratello. È inutile piangersi adosso. Ora dobbiamo solo trovare un modo per riportarla a casa." Le sue parole gentile, non mi danno pace. Ne serenità, come invece succede spesso. Non averla vicina a me, mi crea un nodo allo stomaco, che mi manda in confusione. Non so cosa sia questo sentimento. Questa mancanza di lei. Non lo mai provato prima. È diverso dalla mancanza dei miei fratelli, quando stanno via per giorni. Di lei, sento proprio una mancanza spirituale. Il desiderio di poterla sentire al mio fianco. E il fatto di sapere che lei non è qui con me. Mi crea questo senso di ansia e di malessere. Mi spaventa, e mi fa male. Gabriele:" Che dobbiamo portarla via da lì, è scontato. Ma rimane il problema, di darle una casa sicura." Ha uno sgaurdo sicuro, che un po' mi spaventa. Il suo discorso non fa una piega: Lilith non può vivere qui, almeno non nella sua forma completa. Gabriele sospira, affranto da un pensiero. Che spero non sia uguale al mio. Gabriele:" C'è solo un modo, in cui lei potrebbe vivere qui." Mi alzo di colpo, spaventato dal suo pensiero. Perché è grave e molto triste. Michele:" Stai davvero pensando di farle perdere il suo lato demoniaco?' Lui annuisce, incrociando le braccia a petto. Salvatore:" Non stiamo parlando di toglierle una collana dal collo. Ma di strapparle un pezzo dell'anima. Più grave di strapparle un arto." Gabriele non si sbilancia, come sempre si dimostra sicuro. Ma il suo piano, non mi piace. Lilith non è un angelo caduto, che può chiedere perdono. Lei è ciò che è. È un angelo demoniaco, o un demone angelico. E la sua anima che è così. Non si è macchiata di peccato. Non si è sacrificata a Dio. Lei è tutto ciò che di buono o cattivo esiste. Gabriele:" Non sarebbe tanto grave. Avete visto anche voi la purezza nel suo cuore." E Raffaele a fare un passo avanti. Io sono semplicemente pietrificato dalla sua idea contorta. Raffaele:" Si. Ma abbiamo sentito anche la sua oscurità e la sua forza vendicativa. Non si possono separare le due cose. È una pratica disumana." Sarebbe come tagliare a metà un cuore umano. Solo l'immagine mi fa salire la nausea. E mi terrorizza l'espressione di Gabriele che non si pente del suo pensiero. Michele:" Se Dio la creata così è perché deve essere così. Non siamo degni di pensare anche solamente di poter modificare il suo creato. E mi spaventa quanto per te poco pesi l'idea di strapparla in due." Faccia a faccia. Nessuno dei due si piega al pensiero dell'altro. Anche io vorrei Lilith qui con me. Ma non ha quel prezzo. E poi... Cosa rimarrebbe di lei? Una anima spezzata a metà. Un angelo senza ali e senza identità. Non potrei mai farle questo. La nostra discussione viene interrotta da un soldato. Che affanato entra nella stanza. Riprende fiato, tornando dritto e composto. Chinando il capo in segno di saluto. Abel;" Gabriele, mio comandante. Due angeli sono stato rapiti." Il silenzio cala, mentre abbandoniamo ogni traccia della discussione. Gabriele: Cosa vuol dire che sono stati rapiti? È impossibile." Tra noi e i demoni c'è un patto. Se uno di loro fosse il colpevole lo avremo percepito. Ma è impossibile che Lucifero, ora che ha Lilith, faccia una cosa del genere. Abel:" Sono mancati all'appello della cena. Quando li abbiamo cercati, ma non siamo riusciti a percepirli." La situazione è grave, se non impossibile. Se fossero morti, lo sapremo. Ma allora, come è possibile che siano spariti? Gabriele: Va Abel, avvisa i nostri fratelli di essere cauti. E invitali a pregare per il loro ritorno a casa. Il Padre nostro, saprà ascoltare le nostre supliche." Abel annuisce e segue gli ordini. Chiedendosi alle spalle la porta dell'ufficio. Raffaele:" Come è possibile? E poi, per mano di chi?" Nessuno di noi sa dare una risposta. Salvatore:"Non lo so. Ma non dobbiamo sottovalutare la cosa. Qualcosa di oscuro si sta muovendo, lo sento." Questa non ci voleva. Non ci bastava solo il pensiero di Lilith, ora anche la nuova minaccia. Avvicinandomi alla finestra, osservo il cielo diventare notte. " Padre nostro, quale destino faticoso hai serbo per noi. E possibile sapere le tue volontà. Anche se così non fosse, non ci abbandonare padre. E donaci il tuo amore per la nostra fede." E a me, umile servo tuo, dona la conoscenza di questo battito nel petto. A cui non so dare ne nome, ne perché. =_==_==_==_==_==_==_==_= Pov Lucifero Con la luce della metà mattina dopo. Finalmente vedo la creatura muoversi, vicina al risveglio. Sbuffo spazientito. Era anche ora, è tutta la notte che aspetto il suo risveglio. Oziosa di una donna. Mi avvicino con la sedia al letto. Curioso di vedere la reazione che avrà, nel vedere unicamente me. Apre i suoi occhi, trovando subito i miei. Ci mette qualche secondo per capire la situazione. Quando capisce finalmente chi ha davanti. Sbuffa, portandosi un braccio sopra gli occhi. Lilith:" Dalla padella alla brace. Guarda un po' la sfortuna che mi ritrovo." Ok, la sua reazione mi ha spiazzato. Pensavo he avesse fatto qualche pensiero peccaminoso. Oppure una dichiarazione d'amore, come mi succede spesso. E invece, questa maledetta donna sbuffa e si lamenta. Cose dell'altro mondo. Lucifero:" Bel modo di ringraziarmi. Infondo ti ho solo salvato la vita. Ma tranquilla, pagherai presto questo debito." Mi rimetto dritto sulla sedia, con fare annoiato e freddo. Lei toglie il braccio dal viso. Mostrandosi in tutta la sua bellezza. Senza un minimo di imbarazzo o timidezza. Lilith:" Grazie di avermi salvato." La butta lì, come si fa con i ringraziamenti dovuti. Con noia. Mentre ammira la mia stanza, che rispecchia pienamente me. Dalle lenzuola in raso rosso. Al camino con rifiniture fatte a mano. Dai muri neri e mogano, alla mobilia fatta in legno antico. Lucifero:" Dei tuoi ringraziamenti forzati, non me ne faccio un cazzo." Mi alzo dalla sedia. Che anche se comoda e lussuosa, dopo una nottata in bianco, risulta scomoda. Con l'asciugamano legato in vita, perché ancora fresco di doccia. Mi avvicino all'armadio, i cui sportelli sono specchi enormi. Piena dimostrazione della mia vanita. Quando, dopo la doccia, ho visto che si stava svegliando. Ho preferito aspettare il suo risveglio prima di svestirmi. Ma è stato deludente, quasi offensivo. L'asciugamano cade a terra. Lasciandomi nudo nella mia perfetta tentazione. Nello specchio spio la sua reazione. Ma si limita ad arrossire e a girare lo sgaurdo altrove, verso il tendone lungo che la protegge dal sole di pieno giorno. Ancora una volta deludente e snervante. Qualsiasi donna cadrebbe ai miei piedi, pregandomi di toccarla e fami toccare. Mentre lei si mostra immune al mio fasciono, e osa girare lo sgaurdo. Così, con l'umore ormai pessimo. Decido di vestirmi velocemente, strappandole via tanta bellezza da poter ammirare. Lilith:" E di grazia, come dovrei ringraziarti?" Sorride ironica, osservandomi attentamente abbottonare la camicia nera. Perfetta sul pantalone nero di raso. Lucifero:" Semplice." Mi giro verso di lei lentamente. Soddisfatto da quel scintillò flebile che vedo negli occhi. È durato un attimo, un secondo, ma lo visto. Finge indifferenza, ma non è così. Mi siedo ai piedi del letto. Ridendo quando lei si porta le ginocchia al petto, limitando il nostro contatto fisico. O mia cara creatura. Non funziona così all'inferno. Come un cacciatore mi avvicino a lei. Alla preda astuta e succulenta. Accarezzandole una guancia, che si appresta a strappare via dal mio calore. Lucifero:" Diventerai l'arma perfetta, la chiave alla mia ascesa al potere." Le prendo le guancie con una sola mano. Spingendo la bocca a stringersi a culo di gallina. Lei degrigna i denti, cercando di spostarsi, ma è troppo debole ancora. Mi mostra i suoi occhi infuocati e diversi, incatenandoli ai miei grigi. Lilith:" Mai. Preferisco morire." Mollo la presa, deridendo la sua stupidità. Pensa davvero che le darò scelta. Lucifero:" Anche volendo, sei mia prigioniera. Non puoi sottrarti ai miei desideri." Lei sorride, stendendo le gambe, mettendosi in una posizione comoda e rilassata. Tutta questa sua sicurezza, mi fa ribollire il sangue di rabbia. Lilith:" Allora fammi prigioniera. Uccidimi, torturami, mostrami dove arriva il tuo lato sadico. Ma mai io diventerò un oggetto nelle tue mani." Tanta freddezza e incuranza del dolore, mi fanno stringere la mandibola. In una espressione furiosa e innervosita. Mi piego, ritornando faccia a faccia. Non potendo non ammirare il suo viso bianco, perfetta porcellana. I suoi occhi tanto diversi e combattuti. Ma sopratutto la sua bocca rossa e carnosa. Il suo profumo, benzina per il fuoco nelle mie vene. Lucifero:" Ti mostrerò ogni dolore possibile. Da quello psicologico a quello fisico. Ti mostrero quanto posso essere crudele e sadico. Ti pieghero pezzo dopo pezzo, incurvando le tue ossa a stare a testa bassa. Finché di te non resterà che carta strappata. La tua anima, sarà corriandoli nel vento." Dovrebbe tremare davanti ai miei occhi rossi. Avere la pelle d'oca per la freddezza della mia voce. Provare paura. E invece sorride, avvicinando il viso a pochi centimetri da me. Lilith:" Comincia pure. Io sono pronta." Non so ne meno quantificare quante sensazioni mi fa questa donna. Rabbia, istinto omicidio, sete di vendetta, offesa. Ma anche ecitazione e adrenalina. Mai nessuno donna ha resistito tanto. Mi allontano da lei, sorridendole cordiale, quasi amichevole. Lucifero:" Abbiamo iniziato con il piede sbagliato." Ho deciso di renderla docile, tanto da vedere finalmente sofferenza nel momento in cui la pieghero. Mi mostrerò begnanimo, solo per poi mostrarle il mio lato più sadico. Le farò abbassare la guardia, per poi piegarla ad ogni mio volere. Sarà una lenta e dolorosa tortura psicologica, che sazierà la mia sete. Lucifero:" Fai come se fossi a casa tua. Ma, si puntale nella sala da pranzo, per mangiare in mia compagnia. Saro ben felice di avere la tua presenza." Sorridendole esco dalla stanza. Senza darle la possibilità di controbattere. Una volta abbastanza lontano. Mi è difficile non scoppiare a ridere per le cazzate che ho detto. Ma il mio piano non potrebbe essere più perfetto. Sarò talmente gentile, da accedere il suo lato angelico. Molto più facile da corrompere. Samael:" Il mio sire è di buon umore stamattina. I suoi piani procedono bene? La creatura è già pronta a servirla?" Il mio amico, un altro angelo caduto a fianco a me, e mio consigliere insieme agli altri sette angeli caduti. Mi affianca, scendendo con me la lunga e dorata scalinata, che ci porterà al secondo piano. Lucifero:" Più o meno amico mio. La creatura si è rivelata orgogliosa e tenace. Con lei sono inutile le torture e le minacce." Spalancò la porta massiccia del mio ufficio, la seconda camera che preferisco. Anche essa piena di lussi e oro massiccio. Una scrivania enorme in legno di castagno, dove incisa c'è la mia immagine in forma naturale. Talmente realistica da fare sussultare i visitatori. Un mini bar, completo di ogni alcol e gradazione di sangue. Ma ciò che amo in modo sproporzionato, e la grande vetrata alle spalle della scrivania. Mentre da fuori, si mostra come vetro colorato, grande disegno della mia figura sul trono. Dall'interno mi permette di vedere ogni cosa che succede fuori dal castello reale. Donando il potere di essere onnipotente. Samael:" Non capisco mio signore." Si accomoda sulla poltroncina in legno e stoffe. Meno pregiata della mia. Che è in ferro battuto, elegante nelle sue curve. Resa confortevole dalla stoffa delicata e morbida. Lucifero:" Le farò credere di potersi sentire a casa. Le darò sicurezza e calore. Farò in modo di fare risaltare il suo lato angelico. Fino a strappargliele via di colpo. Lasciandola delusa e persa. Docile vittima sacrificale per le mie fauci." Sorrido fiero di me, per il mio piano nato casualmente. Ma che più ripeto nella mia mente, più si presenta perfetto. Degno della mia perfezione. Samael:" Mio re. Non ha paura che la creatura, rubi informazioni per gli insulsi pennuti?" La sua mancanza di fiducia in me, mi offende. L'essere contradetto, fa accedere i miei occhi di fuoco. Facendolo sussultare sulle sue comodità. Lucifero:" Mi offende la tua presunzione. Ma ciò è dovuta alla tua stessa ignoranza. Vedi, amico mio, quella creatura e forgiata dall'unione perfetta dei due regni. Ciò le impedisce di intromettersi, o semplicemente di tradire una parte di lei. Quindi non potrebbe mai spiarci per mano dei pennuti. E comunque, non sono così sprovveduto da lasciarle piena libertà. Non avrà le chiavi di ogni porta. Ma solo la libertà che io le farò credere." Finalmente lui sembra capire il filo del mio discorso. E la credibilità del mio piano. Così, scusandosi per la sua offessa, si concede. Lasciandomi nella dolce solitudine, a sorseggiare un buon calice di sangue zero positivo. Il migliore e più pregiato del sangue umano, direi che sono utili a qualcosa quegli esseri insignificanti. Torno a pensare al mio discorso di prima. A quanto sia inutile come essere quella donna. Una donna che non è né pesce e né carne. Che non ha una casa, e che può ambire solo alla terra. Non può cambiare le sorte della guerra tra cielo e inferno. Solo rimanerne publico inutile. Ma io, le darò un fine più alto. Sara l'arma perfetta, una volta spezzata la sua volontà. Essere da una parte angelica, sarà la sua rovina. Perché qui, nel mio regno, nessun angelo rimane puro e limpido. E i lividi che porterò nella sua anima. Saranno il segno della mia salita al potere. (*_*)(*_*)(*_*)(*_*)(*_*)(*_*) È passata mezz'ora dall'inizio del pranzo. Ma di quella maledetta non c'è traccia. I miei consiglieri non sanno nulla, dell'invito o meglio dell'obbligo verso la donna a presentarsi. L'offesa sarebbe ancora più grave. In silenzio, faccio finta di ascoltare i discorsi dei miei consiglieri. Mentre nella mente maledico quella disgraziata di una donna. Credevo che il suo lato angelico, le avrebbe fatto rispettare le regole del bonton. E invece, ho sottovalutato il suo lato selvaggio e incline all'infranggere la morale. Sono furioso, sotto un aspetto calmo e freddo. Mai mi è stata fatta un offesa tanto meschina. A fine pranzo, la rabbia è cresciuta a dismisura. Tanto che mi allontano dalla sala da pranzo, senza che nessuno mi segui. Tanto spaventati dalla mia aurea oscura. Una volta arrivati alla sua porta, la spalanco facendola rimbalzare sul muro. Il letto è ordinato e sistemato. Le finestre spalancate, spazzano via l'odore di chiuso. Ma di quella donna, non c'è l'ombra. Amplificando i sensi, percepisco un canto angelico sussurato, accompagnato dal rumore dall'acqua che ondeggia. Cantare un canto tanto vicino a quello dei Serafini? Offesa più grande non poteva farmela, più grande di quella di darmi buca a pranzo. Spalancò la porta del bagno. Trovandola rilassata a godersi la MIA vasca. Nel MIO bagno. Nella MIA casa. Senza che rispetti i MIEI ordini. La vasca è ricoperta da schiuma, che copre le sue nudità. Ma la rabbia è molto più forte della perversione in questo momento. Lucifero:" Quale parte del concetto di venire a pranzo non ti è chiaro?" Lei, quasi annoiata dalla mia presenza. Si porta la schiuma a pochi centimetri dalla bocca, soffiandola poi via. Lilith:" Hai detto di fare come se fossi a casa mia. E a casa mia se non voglio pranzare, non lo faccio." Se guardassi il mio riflesso nello specchio. Vedrei la mia pelle fumare, a causa del fuoco che scorre sotto pelle. Afferandola dal braccio, la strappo via dal caldo relax. Lanciandola nella camera da letto. Mandando a fan culo le buone maniere, che mi ero ripromesso per conquistarla. Quando torno nella camera da letto. Il suo corpo è rinchiuso nelle sue enormi ali nere. Mostrando il disgustoso pudore angelico. Lucifero:" Usare le mie stesse parole per offendermi. Sei una stupida se pensi che te la farò passare liscia." Tanto stupida in realtà non è. Perché quando le ali si posano sulla sua schiena. Lei indossa la sua tunica bianca strappata. Ha usato la sua trasformazione per non mostrarsi nuda. Lilith:" O andiamo. Credevi davvero che avrei creduto a quella scenetta del bravo padrone di casa. Andiamo, è troppo anche per te." Si passa la mano nei capelli, asciutti e sempre più accesi e vicini al fuoco. Lucifero:" Tu... Non conosci il momento di stare zitta. Ho provato a fare il gentile. Ma con te, è impossibile non perdere la pazienza." Io mio corpo muta e brucia di fiamme infernale. Nella mente solo la voglia di distruggere il suo sorrisetto del cazzo. Lei ancora una volta non si spaventa. Anzi, si mette in posizione d'attacco. Lilith:" Fatti sotto diavoletto." Iniziamo a colpirci, in perfetta sincronia di colpo e parata. Finché con un calcio riesco a colpirle la guancia. Con una tale forza che sbatte contro gli specchi dell'armadio, frantumandoli. Si rialza velocemente, strappando via un pezzo di specchio, finito nella coscia, senza fare un lamento. E lanciandolo contro di me a modo di coltello. Lo evito con facilità, ma era solo un diversivo. Perché nel momento di distrazione. Lei si è velocemente avvicinata, colpendomi con un destro sotto il mento. Cosa che mi fa perdere l'equilibrio per pochi secondi. Mi sorride soddisfatta e sadica, mentre io gusto il mio stesso sangue nella bocca. Lucifero:" Donna maledetta." Torniamo a colpirci, a una tale velocità, che un terzo vedrebbe solo piccoli flash muoversi nella stanza. Più ci colpiamo, più sembriamo carichi. Più ci affanniamo, più recuperiamo energie. La afferro dal collo, lanciandola contro il settimino. Ma lei con ci finisce rovinosamente, ma atterra sulla superfice verticale, e si spinge di nuovo verso di me. La stanza è ormai distrutta. Il nostro sangue imbratta i muri e resti di mobili. Le ossa si rompono e si ricostruiscono in pochi secondi. Ma di fermarci, non se ne parla. Non so ne meno quanto tempo passiamo a colpirci. Un circolo vizioso di botta e risposta. Mi prende per il collo, respirandomi sulla bocca. Riuscendo ad alzarmi a pochi passi da terra. Creando la mia catena, le circondò la coscia. Legandola al mio fianco. Da questo momento in poi, mi confondo. Da che doveva essere distruzione, si trasforma in un tango altamente sensuale. Sposta le mani dal collo, alle spalle. Spingendosi a posare il piede sul mio petto. Cosa che mi fa finire a terra, con lei seduta a cosce aperte sul mio cazzo. Non è un lamento quello che esce dalla mia bocca, ma un gemito. Ribalto la posizione, trovandomi sopra di lei, sempre tra le sue cosce aperte. Girandomi la catena nella mano la accorcio. Usandola poi per tirare la coscia verso di lei, esattamente con la caviglia sulla mia spalla. Allargando la sua intimità in modo vergognoso. Facendomi intossicare del suo odore proibito, che mi spinge a farle sentire con forza l'erezione. Facendola gemere a pochi centimetri dalla mia bocca. Ondeggia la sua gamba, imprigionata nella catena, dandosi la spinta per colpirmi. Facendomi alzare, poco prima di lei. Ma la catena, ora più lunga, è ancora nella mia mano. Così la tiro verso l'alto, facendo finire il suo piede sulla mia spalla. Senza essermi accorto che lei ha richiamato le sue spade. Ora una puntata alla mia gola. La porta alle nostre spalle si spalanca. Mostrando un Baal confuso e preoccupato per la scena. Lucifero:" Che cazzo vuoi?" Ma io sono incazzato nero per la interruzione, di qualsiasi cosa stessimo facendo. Lui, capendo il rischio a rimanere, esce dalla stanza. Chiudendosi la porta alle spalle, lasciandoci di nuovo soli nel caus che abbiamo creato. Ora, fermi e più calmi. Guardo la posizione in cui siamo finiti. La mia mano in alto, trattiene la sua gamba sulla mia spalla, o meglio, la sua coscia. L'altra sua coscia e posizionata sul mio fianco. Facendo così, la sua intimità pulsa sulla mia erezione. Il tutto, occhi negli occhi, mentre mi punta la spada alla gola. Le afferro io polso, che tiene su la spada, facendole perdere la presa. Girandolo poi sulla sua schiena, tenendola ferma attaccata a me. La sua bocca respira affanosa sulla mia. Richiamandola, tentandola, accendendo la mia voglia di assaggiare la sua bocca. Non so come faccia, troppo distratto dal desiderio. Ma riesce a liberarsi dalla catena, saltando poco lontano da me. Dritta, seria, puntando la seconda spada verso di me. Lilith:" Potremmo andare avanti per giorni. Perdiamo solo tempo, e mobili pregiati." Ritiro la catena, tornando alla mia forma naturale. Non sentendo più quella furia, stranamente sfogata nel nostro combattimento. Lucifero:" Allora perché non proviamo a parlare in modo civile?" Lei ritira l'arma, senza lasciare la sua forma, perché altrimenti sarebbe nuda. Mi guarda accigliata, mentre apro il casetto del comodino. O meglio quello che resta del comodino. Lucifero:" Parliamo di questo." Le mostro il pugnale, con cui stavano per ucciderla. E lei, trema. Cade a terra, portandosi le ginocchia al petto. Sembra spaventata. Cosa che mi fa sbuffare. Ha appena affrontato il diavolo, senza fare una piega. E ora trema per un semplice pugnale? Andiamo, è ridicolo. Lilith:" Quella. È l'arma che feri il costato di Cristo." La sua voce trema, facendo scomparire il divertimento nei miei occhi. La mano si spalanca, lasciando cadere quella maledetta arma. Lucifero:" È impossibile." Eppure, ora che la guardo attentamente, so che Lilith ha ragione. L'incisione sul manico non mente. Telum et antichristus L'arma del Anti-Cristo...
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