IV. Just s*x

1768 Words
Louie si risveglia dallo stato di shock quando Daniel gli posa una mano sulla spalla; sbatte le palpebre, in preda al panico, e afferra il suo amico per i fianchi costringendolo a mettersi davanti a lui. È imbarazzante e molti studenti li stanno guardando confusi, ma importa davvero qualcosa? «Che accidenti stai facendo, Lou?» Daniel cerca di scostarsi, ma Louie rinforza la presa e lo tiene bloccato in modo che gli faccia da scudo. Deve pensare. Deve pensare a come scappare senza attirare troppo l'attenzione – o, meglio, senza attirare l'attenzione del ragazzo riccio con cui ha fatto sesso la notte scorsa nel bagno di una discoteca. È fottuto. Ah. Esilarante. Inclina la testa di lato per guardare oltre Daniel. Chase è ancora in fila, intento a osservare la vetrina. Non l'ha visto, ok. «Daniel, ricordi quando hai detto che avresti fatto qualunque cosa per me?» «Non l'ho mai detto.» «Shh, solidarietà maschile.» Louie controlla che dietro di lui non ci sia nessuno. «Al mio via, comincia a indietreggiare lentamente e non spostarti per nessuna ragione al mondo.» «Ma—» «Via.» Louie strattona Daniel, obbligandolo a seguirlo fuori dal locale. Più di una persona li fissa irritata, o solo curiosa. Si fermano solo quando Daniel punta i piedi e Louie cade all'indietro picchiando il fondoschiena a terra. Doveva aspettarselo. «Che cavolo ti prende, si può sapere?! Non stavi morendo fino a cinque secondi fa?» «Mi hai fatto cadere.» Louie incrocia le braccia la petto; si sente tanto un bambino capriccioso. Daniel imita il suo movimento. «Ti sembra normale quello che hai appena fatto?» «No.» «E quindi?» Louie sostiene il suo sguardo indagatore per un po', poi appoggia una mano a terra e si alza, spazzolandosi i pantaloni. Due cose: è nel panico più totale e non vuole dire nulla a Daniel. Lo giudicherebbe di sicuro; anche se non apertamente, penserà cose bruttissime su di lui... Ma non ha una scusa plausibile da rifilargli. «Ieri sera mi sono scopato uno.» Prima che possa rendersi conto di averlo detto ad alta voce, la mandibola di Daniel finisce ai suoi piedi. E allora capisce di averlo fatto davvero. «Che cosa?» Louie si morde le labbra. «Ieri. In discoteca.» «E—» Daniel adesso sta sorridendo. «E quando?» «Quando voi mi avete lasciato da solo al bar.» «Ah. Noi siamo andati a ballare. Tu non sei voluto venire.» Louie socchiude gli occhi. «È uguale.» Non sapere che cosa passa per la testa del suo migliore amico lo sta irritando. E se stesse pensando che è solo un povero idiota? Se cominciasse a chiedersi come mai spreca il suo tempo con una persona del genere? «Va bene. Che cosa è successo, quindi?» «Ho bevuto un bicchiere e—» «Ti sei ubriacato?» «No! Sono andato subito a ballare e questi due ragazzi molto viscidi sembravano tanto intenzionati a spogliarmi nel mezzo della pista, allora mi sono allontanato e lui mi è arrivato alle spalle.» Louie abbassa gli occhi e trattiene un sorriso. «E aveva questa voce così... E questi occhi, e due gambe che—» «Sì, ok, anche io ho voce, occhi e gambe, Lou.» «Abbiamo fatto sesso in bagno.» Ora Louie è sicuro che Daniel gli volterà le spalle e farà finta che lui non esista. Non gli ha mai detto chiaro e tondo che è una persona debole e malata e disgustosa, ai tempi, ma lo pensava sicuramente. Deve essergli amico per pietà, forse, o per carità. Invece Daniel fa tutto il contrario: Louie si lascia scappare un urlo quando lo prende in braccio e comincia a saltellare sul posto dicendo una litania di: “Era ora, era ora, era ora”. «Che cavolo fai?!» «Il mio amico è tornato una persona normale!» Che?! «Zaaayn. Mettimi giù!» Daniel lo lascia andare e Louie barcolla un poco prima di riacquistare l'equilibrio. Adesso gli gira ancora di più la testa, però per colpa della confusione. «Che ti è preso?» «Sono così felice, Lou! Pensavo che ti fossi messo una cintura di castità o qualcosa del genere, invece sei andato con uno ed è una notizia fantastica.» A Daniel brillano gli occhi; seriamente, gli stanno brillando gli occhi. «Hai battuto la testa?» «Louie! È più di un anno che non ti svaghi sessualmente parlando e, ok, io conosco tutti i vari motivi e quelle palle lì, ma ero preoccupato che la tua testardaggine ti fosse d'intralcio.» Testardaggine? «Testardaggine?» «Sai di che parlo.» No, non lo sa. Non ci sta capendo più niente. Pensava che Daniel si vergognasse delle stronzate che ha fatto quand'era più giovane; pensava che Daniel fosse felice della piega che è – era – riuscito a dare alla sua vita. La testardaggine di cui parla lui non può essere la vergogna: quella è un dato di fatto, il voler cancellare brutte azioni ed esperienze, non è essere testardi. «No, non lo so.» Louie è consapevole di aver assunto una posa da diva. Ma nemmeno questo gli interessa. «Non importa.» Daniel comincia a muovere allusivamente le sopracciglia e uno sguardo cospiratorio gli si dipinge sul volto. È abbastanza inquietante. «Mmh. Non lo vuoi rivedere, quindi?» «Io—» Louie si interrompe, una mano sollevata. Non vuole rivedere Chase? A essere sinceri, vorrebbe rivederlo perché è stato bello e non si è pentito di aver ceduto. Ma. È imbarazzante. Si sono conosciuti in un modo che non lo rende proprio orgoglioso di se stesso. Anzi, metà della popolazione mondiale ha avuto almeno un'esperienza simile e non c'è da vantarsene. Gli sembra da disperati chiudersi nel primo bagno disponibile col primo bel visino consenziente ed è assurdo che sia proprio lui a farsi la paternale, ma adesso è questo Louie. Il vecchio Louie è un ricordo; il nuovo Louie non dovrebbe voler rivedere un tipo che si è scopato in discoteca. Anzi, lui non avrebbe dovuto scoparsi proprio nessuno. Eppure l'ha fatto. «Io non lo so» risponde, alla fine. «Non lo so, Daniel.» «Senti, io conosco i mille pensieri che in questo momento ti stanno frullando nella mente. Riesco a sentire il casino anche se non lo vedo.» Sorride. «Però, Louie, se in qualche modo quel ragazzo ti piace, o ti ha conquistato, dovresti provare a parlarci. Magari non si dimostrerà la persona che ti aspetti, o magari sì. Cos'hai da perdere?» «Tanto. Non voglio fare due passi indietro dopo averne fatto uno avanti.» «Tu ti tratti troppo male, Lou. Non sei l'unica persona ad aver fatto cose simili, davvero. C'è chi fa di peggio. Se adesso sei cambiato, buon per te, ma smettila di privarti del divertimento per paura.» Non ha paura, ok? È rispetto per se stesso. Louie infila le mani nelle tasche dei jeans e guarda Daniel di traverso. «Io ti faccio pena?» «Che? No. Perché lo pensi?» «Perché mi hai sempre aiutato. Non mi hai mai detto "Non ti vergogni di esserti drogato", "Non ti vergogni di aver fatto sesso con mezzo college" o "Non ti vergogni di aver fatto preoccupare la tua famiglia". Tu non mi hai mai detto nulla, Daniel.» Il ragazzo si stringe nelle spalle. «Sei grande abbastanza per manovrare la tua vita. Io sono qui, se dovessi aver bisogno di me, ma le decisioni devi prenderle da solo. E l'hai fatto. Ogni tanto puoi divertirti, devi solo equilibrare le cose.» Louie non sa che cosa voglia dire equilibrare le cose. Non conosce più le mezze misure e una cosa o è nera, o è bianca. Ok, gli è piaciuto molto più del dovuto stare con Chase, ma non vuole davvero ridursi a incontrare quel ragazzo per divertirsi. Non vuole nemmeno dire che ha intenzione di sposarlo, quindi la soluzione più semplice è dimenticare e andare avanti con i suoi studi. «Non posso farlo, Daniel» sussurra, guardandosi le scarpe. È codardia quella che sente scivolare lungo la schiena? Probabile. «Louie?» Oh, no. Louie solleva inorridito lo sguardo e Chase è fermo accanto a Daniel; lo sta fissando con gli occhi sbarrati e un sacchetto stretto tra le mani. Quell'alone di mistero che gli aleggiava intorno la notte appena passata è sparito. Al suo posto c'è un ragazzo – di vent'anni, sicuramente – con skinny jeans neri, una camicia sbottonata, ricci scompigliati e occhi accesi di—È gioia, quella? Le sue labbra sono aperte in un sorriso radioso. «C-Ciao.» Louie vorrebbe prendersi a schiaffi. «Che ci fai qui? Frequenti questo college?» «Sì.» Louie guarda Daniel in cerca di aiuto, ma l'amico si sta godendo la scena. Bastardo. «Anche tu?» «Oh, no no. Sono solo di passaggio.» C'è uno spesso strato di imbarazzo che occupa il suo spazio vitale; Louie se lo sente chiaramente addosso e ricopre ogni respiro che si sforza di fare. Il silenzio deve essersi protratto per troppo, perché «Io comunque sono Daniel, un amico di Louie, piacere» interviene Daniel, tendendo un pugno a Chase. Chase ci sbatte il proprio contro. «Piacere mio.» E si torna alla situazione precedente. È imbarazzante come Louie non riesca a formare una frase di senso compiuto, e non eccessivamente stupida, da rivolgere a—Uhm, al ragazzo che ha fottuto e di cui conosce solo il nome. Ottimo. «Beh, io vado. Sono un po' di fretta.» Chase si passa una mano tra i ricci, togliendoseli dagli occhi. «Ci vediamo, Louie, sì?» Il suo sguardo è speranzoso e la sua voce incerta. Louie sussurra un flebile «Sì» senza neanche rendersene conto. Le fossette spuntano magicamente sul viso di Chase. Stringe il suo sacchetto tra i denti, estrae un foglietto dalla tasca posteriore dei jeans e una penna da quella anteriore; dopo averci scritto frettolosamente sopra, lo porge a Louie. «Chiamami, quando vuoi.» Se ne va rivolgendo un cenno a Daniel e con le guance rosse. Definitivamente, è successa una catastrofe.   Forse è solo sfortuna. Louie dovrebbe darsi una bella botta in testa per essere rimasto immobile, permettendo agli eventi di sopraffarlo. Se avesse un briciolo di buon senso in corpo, avrebbe salutato Chase e trascinato via Daniel; adesso non starebbe stringendo il numero di telefono di quel ragazzo come se fosse la sua àncora di salvezza. Se avesse un briciolo di buon senso, poi, l'avrebbe già fatto a pezzi e gettato nel bidone dell'immondizia; non starebbe prendendo in considerazione l'idea di metterlo via per evitare di perderlo. Anche se è proprio quello che fa. «Uff! È un manicomio, lì dentro. Una ragazza ha usato termini che una ragazza non dovrebbe mai usare solo perché le ho soffiato l'ultima brioche alla crema.» Nate rifila la busta con la colazione a Daniel e si stiracchia. «Che mi sono perso?» Louie non si volta a guardarlo. Deglutisce. «Sono fregato.»
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