Nate conta qualcosa sulle dita della mano e guarda pensieroso il soffitto; poggia i gomiti sul banco, stringendosi poi nelle spalle. «Quindi, ricapitoliamo, ieri sera non hai bevuto, non ti sei drogato, hai fatto sesso con un ragazzo carino, l'hai incontrato stamattina e... sei preoccupato. Ok. Se posso chiedere, per che cosa?»
Il professore di Scienze Naturali non è ancora arrivato, sebbene la classe sia già al completo. È uno di quegli uomini sbadati, con gli occhiali storti sul naso e il programma della lezione sempre infilato a caso nella valigia; ripete la stessa frase almeno due volte, più per ricordarla lui stesso che per metterla in testa ai suoi studenti, ma tutti lo adorano perché è divertente e diverso dal prototipo di mostro infernale che deve essere un docente del college.
Louie fa scorrere il dito sul bordo del banco. Controlla di nuovo che nessuno li stia ascoltando e «Non lo so» risponde.
Non dice più nulla perché Daniel comincia a ripetere a Nate tutta la conversazione che hanno avuto loro due. E ignora anche gli sbuffi dell'uno quando l'altro sottolinea la paranoia di Louie nei confronti di certe cose che vanno matematicamente a braccetto con il divertimento. Non c'è proprio niente da aggiungere a quello che si sono detti Daniel e lui, quindi si limita ad ascoltare e a seppellire la testa nelle braccia.
Avrebbe dovuto far finta di niente, fingere di non ricordarsi di Chase; sarebbe stato un comportamento infantile e maleducato, ma almeno i suoi amici non starebbero sparlando della sua inesistente vita sentimentale.
«Ma è semplice!»
Louie sobbalza sul posto e guarda Nate di traverso. «Cosa?»
«È tutto talmente elementare, Lou, che senti il bisogno di complicarlo.» Alla sua occhiata confusa, Nate si fa più vicino. «Sei spaventato, impanicato e tutte quelle cazzate lì che ti metti in testa. Hai paura di tornare a essere una troia e blah blah blah. Sono anni che non fai sesso occasionale e quindi ti senti terrorizzato. Ma!» Si sfrega le mani e sorride. «E se questa botta e via diventasse la tua prossima relazione seria?»
La mandibola di Louie rischia di cascare a terra. Anzi, ci finisce quando guarda Daniel in cerca di aiuto e lo trova con un'espressione pensierosa, mentre valuta seriamente la proposta di Nate.
Ora si sente tradito.
«No. Non ditemi che ci state pensando sul serio!»
Una ragazza nella fila dietro la loro alza la testa e li guarda; si trattiene dall'urlarle di farsi gli affaracci propri.
«Non è una cattiva idea, Lou.» Daniel sfila il cellulare dalla tasca dei jeans e controlla l'ora. «Rifletti. Dopo Ryan, con quante altre persone sei uscito?»
Il cuore gli si stringe istantaneamente in una morsa.
L'ha superata quella fase, ok? Solo... Il nome del suo ex ragazzo gli ricorda l'anno che hanno passato insieme, le promesse, i momenti di intimità; gli ricorda come tutto è bruciato davanti ai suoi occhi quando l'ha trovato contro il muro di un corridoio, mentre un tipo biondo della squadra di basket gli infilava la lingua in bocca. Louie ha fatto un occhio nero prima a quello, poi anche a Ryan; ha bruciato le loro foto, ignorato le sue scuse e mangiato quintali di gelato come una qualsiasi adolescente depressa.
Ha imparato a innamorarsi, ed ecco il risultato.
Grandioso.
«Devi per forza parlare di quello, Daniel?» Louie sibila, a denti stretti.
«Sì, se serve per farti ragionare come un ragazzo di ventidue anni e non come un vecchio pensionato.» Il suo amico volta il busto per mettersi di fronte a lui. «Il passato è passato. Tu lo conosci, noi lo conosciamo e lo lasciamo lì dov'è, ok? Ok. Poi, il meno passato, Ryan. Puoi contare sulle dita di una mano le persone che non hanno mai sofferto per amore, Louie. Fa parte del cerchio della vita, suppongo, ma dopo una delusione la gente diventa più forte e volta pagina. Non si chiude in se stessa mettendosi una cintura di castità addosso.»
Ah. Vorrebbe ribattere su quest'ultima affermazione.
Non lo fa.
Louie sa che i suoi amici hanno ragione, ma non è pronto per scoprire tutte le carte: ha bisogno di tempo e che la gente smetta di stargli col fiato sul collo perché deve darsi una mossa; ha bisogno di qualcuno che lo appoggi, invece di qualcuno che continui a ripetergli all'infinito di uscire dal guscio e di ricominciare a vivere. Ha bisogno di Daniel e Nate, questo sì, ma gli servono le versioni bugiarde e ingenue, non quelle realiste che gli sbattono la realtà davanti agli occhi continuamente.
E che lo fanno sentire solo più stupido.
Louie cerca un modo per rispondere a Daniel, o agli occhi azzurri di Nate che lo stanno fissando curiosi, ma ringrazia il Signor Smith per aver deciso di entrare in classe proprio in questo momento. Rivolge loro uno sguardo che significa Oops, interrotti, dobbiamo continuare più tardi e si affretta a disporre sul banco libri e quaderni.
Quanto è codardo.
«Riflettici, Lou, ok?»
Annuisce a Daniel senza guardarlo e scrive la data del giorno sul foglio. Non è una cosa che fa normalmente, ma è la prima che gli è venuta in mente per sembrare impegnato in altro.
Il professore impiega troppi minuti per sistemare le sue cose e salutare la classe, poi comincia la lezione. Louie finge di ascoltare solo per non doversi voltare alla sua destra: sa che almeno uno dei suoi migliori amici lo sta fissando e finirebbe col mettersi a urlare che vuole essere lasciato in pace, oppure scoppierebbe a piangere perché è stanco di sentirsi così.
I suoi pensieri vengono interrotti dalla porta dell'aula che viene aperta.
«Buongiorno. Scusi il disturbo, Mr. Smith, ma il rettore Parker ha una comunicazione urgente per tutto il corpo studenti.»
Dio, ma mi prendi in giro!
Louie guarda inorridito Chase che entra – con la sua camminata da fottuto modello in pensione – nella stanza e si avvicina sorridente alla cattedra. È in seconda fila, Cristo... Potrebbe vederlo senza problemi! Comincia a guardarsi freneticamente intorno.
«Che succede?» Daniel bisbiglia, sporgendosi verso di lui.
Louie rotea gli occhi e si getta dietro la schiena del suo amico. Ok, ha solo la testa e parte della zona superiore del corpo nascosta, ma l'importante è che Chase non lo riconosca.
Quando l'altro cerca di spostarsi, Louie stringe la presa e «Daniel, nascondimi, cazzo» ringhia, a denti stretti.
«Mi stai strappando la pelle.»
«Ragazzi, cosa cavolo state facendo?» Nate chiede, avvicinandosi.
«Shh! Vuoi che ti senta?»
«Ma chi?»
Daniel comincia ad agitarsi e si scosta all'improvviso, rischiando di cadere per terra. Louie punta i piedi per non ribaltare la sedia.
«Dan, spostati. Spostati.»
«Chase» Daniel sibila, in risposta a Nate.
Louie colpisce qualcosa di non meglio identificato con il ginocchio e soffoca un grido isterico contro la schiena del suo amico. In quel momento, decide che se Daniel farà lo stronzo e permetterà a Chase di vederlo non gli rivolgerà mai più la parola e per lui sarà morto e sepolto per sempre.
Esagerato, ma necessario.
Una mano gli pizzica il fianco e Louie apre un occhio per guardare Nate; gli fa segno di andarsene e di fingere che non stia accadendo nulla, ma quello gli picchia dentro di nuovo e avvicina la bocca al suo orecchio.
Quando «Cazzo, Lou. È figo» bisbiglia, Louie si schiaffa una mano sulla fronte e lo allontana perché è stufo della gente che infierisce.
Lo sa che è figo! Non se lo sarebbe scopato, altrimenti.
Ha. Ha.
Louie sente il professore e Chase discutere di qualcosa, ma non gli interessa conoscerne la natura. Ha paura di star facendo del male a Daniel, però anche questo non è importante.
Nate si fa di nuovo più vicino, guardandosi bene dai denti di Louie che potrebbero morderlo. «Smith gli ha chiesto se l'hanno assunto come bidello.»
Louie si sporge appena e guarda i due. Sente gente alle sue spalle farsi gli affari propri, e ragazze commentare spudoratamente parti di Chase che non dovrebbero essere commentate.
L'oggetto dei suoi problemi ride e lascia un foglio di fronte all'insegnante. «Nah. Mamma mi ha scaricato qui e mi do da fare, in qualche modo.»
Louie si appiattisce maggiormente quando Chase fa vagare gli occhi per la stanza e—Aspetta, che?
«Sua madre chi?»
Guarda Nate di traverso e fissa di nuovo la scena, questa volta da sopra la spalla di Daniel.
Sa che sta per essere ucciso.
Chase afferra delle carte dalle mani dell'uomo e si avvia verso la porta con un sorriso. Solleva una mano. «Arrivederci e buona lezione.» Esce dalla classe con la stessa aura di fascino con cui è arrivato.
Louie deve essere fermo con la bocca aperta da troppo, perché Daniel lo colpisce sulla fronte e fa in modo che torni al suo posto a suon di spintoni; si massaggia i fianchi che devono sicuramente riportare i segni delle dita dell'altro e lo guarda, cercando di metterci tutto l'odio possibile. Ma Louie è semplicemente troppo preso dai tanti interrogativi che l'arrivo di Chase ha lasciato dietro di sé, perché si scusa a mezza voce e guarda poi confuso a terra.
Il Signor Smith ricomincia a parlare. «Bravo ragazzo, quello. Peccato che sia stato poco controllato, avrebbe potuto fare grandi cose.» Louie sa che il suo professore non lo deluderà – peccato che non voglia nemmeno sapere, a dirla tutta. «Ma credo che essere il figlio del rettore non gli faccia mancare poi molto. Comunque, dove eravamo rimasti? Ah, sì, l'Universo.»
Louie smette di ascoltarlo.
Chase Parker è il fottuto figlio del fottuto rettore del college che frequenta.
Si è fatto il figlio del rettore.
Dio!
Daniel, alla sua destra, si colpisce la guancia. «Oh.»
Nate si morde una mano per non ridere. «Merda.» Ma fallisce.
Louie fissa il vuoto. «Sono morto. Mi sono scopato uno Parker. Quelli sono pieni di soldi! Tipo che potrebbero comprare la mia famiglia e rivenderla a prezzo scontato.»
«Non dire cazzate.»
«No.» Louie guarda Daniel con il fuoco negli occhi. «Io non dico cazzate. Io dico la verità. Non solo ho disubbidito ai miei stessi ordini e ho ceduto, ma la persona che mi ha incastrato è un figlio di papà al cui confronto io sono un barbone.»
Nate si sporge sul banco e «Ma ti piace» sibila, cospiratorio.
Louie si trattiene dal centrarlo sul naso con un pugno solo perché – mmh – non ha tutti i torti... E, ovviamente, il professore potrebbe intervenire. Incrocia le braccia al petto e sbuffa. «Non è vero che mi piace»
«Sì, invece, e tanto.»
«No.»
«Sì.»
«Le prendete tutti e due se non la fate finita.» Daniel spintona Nate perché se ne torni sulla sua sedia.
«Ma è lui che non fa—»
«Bennet, ha qualcosa di importante da condividere con noi?»
Louie alza gli occhi sul Signor Smith e borbotta un «No, niente», ignorando di proposito le risatine in sottofondo. Sa che non verrà punito o altro, ma lascia a quell'uomo un briciolo di autorità.
«Bene, allora presti attenzione.»
Louie rivolge il dito medio a Nate, nascondendo la mano dietro il posto di Daniel, e cerca di ascoltare il resto della lezione solo per non pensare a occhi verdi, riccioli, insinuazioni o battutine. E l'ora passa anche troppo velocemente per i suoi gusti, tanto che, al suono della campana, raddrizza la schiena e raduna le sue cose solo quando gli altri sono già in piedi.
Fuori dall'aula, Nate lo afferra per il cappuccio della felpa e comincia a camminare spedito per il corridoio.
Daniel scuote la testa e scoppia a ridere.
Begli amici che si è scelto.