UN SEGRETO-3

1783 Words
Si era voltata ancora. Il mutamento del suo viso era stato improvviso; ora gli occhi lucidi quasi lampeggiavano per la rabbia, e la frustrazione. – Che cosa mai… Ok, ok, dopo pranzo allora. I bambini erano già usciti dal bagno, dove Rory aveva approfittato della presenza della sorella per la “cerimonia del sapone”. Una generosa quantità dall’erogatore, e poi via a riempire il lavandino di schiuma; ce n’era ancora tra i capelli, quando il piccolo corse ad abbracciare suo padre. – Rambo all’attacco! – lo salutò l’uomo alto e imponente che lo sollevò. Rory rise, e pensò alla pistola giocattolo che aveva lasciato da qualche parte in cameretta. Gli piaceva giocare alle imboscate col suo papà. Jonas gli aveva trasmesso la sua passione per l’intera serie di film che avevano come protagonista il reduce vietnamita dal grilletto troppo facile. Contrariamente al volere di Darla, da un anno a quella parte Rory se ne andava in giro per casa (soprattutto quando Jonas era presente) con un paio di mitra giocattolo quasi più lunghi del suo braccio. – Bam bam bam! Trr trr trr! – gridava il bambino nel tentativo di imitare il rotore di un elicottero. Sollevato a due metri d’altezza dalle bracca del padre, doveva essere quella la sensazione di un pilota all’attacco. – Per carità, Jon. Togligli quelle idee sulla guerra dalla testa; passa già troppo tempo a giocare con la console di tuo fratello Miki. Ormai per lui sta diventando un’ossessione. Sua moglie era ferma dietro di loro; ma nonostante il rimprovero pareva assai rincuorata. Aveva sofferto molto per le parole che suo figlio le aveva rivolto quella mattina… Ma vederlo ora col papà, a ridere come se si trovasse su una giostra del luna park, cambiava interamente la lugubre prospettiva che le si era presentata davanti solo un’ora prima. “Dev’essere stato il sogno” pensò poco dopo mettendosi a tavola con gli altri. “Jonas deve avere ragione, sono sempre i sogni che agiscono più profondamente sulla fantasia di un bambino”. Jessica pareva godere a stuzzicare il fratellino, soprattutto ora che era troppo tardi per estorcere a sua madre il permesso di andare a studiare da Noemi (con suo padre presente, sarebbe stato quasi impossibile). – Togli le dita dal naso, piscialletto! – esclamò girandosi verso il fratellino, e mostrandogli la linguaccia giallo uovo. A Rory non piaceva che lo richiamassero su una cosa che aveva già promesso a suo padre di non fare più. Ma quell’impicciona ci si era messa d’impegno per coglierlo nel sacco. – Sta’ zitta, tu! Piscialletto tu! – Sentitelo, e chi è stato allora stamattina? Io? Piscialletto e scaccolone. Jessica scoppiò a ridere, quasi strozzandosi col formaggio fuso. Il padre le lanciò un’occhiata per metà disgustata, limitandosi a ricordarle che i fratelli minori imparano le buone e cattive maniere da quelli maggiori. – Io non ho mai messo le dita nel naso! – assicurò Jessica. – È perché eri troppo piccola per ricordare, signorinella. La ragazzina riprese l’aria imbronciata che le riusciva meglio. – Ma no, ma no che non mettevi le dita nel naso, su – intervenne Darla dal lato opposto della tavola. Certe volte suo marito usava con la figlia un tono decisamente troppo formale che non le piaceva. Jonas era entrato a far parte di uno dei più importanti studi legali di Pavia poco dopo il loro matrimonio e questo, oltre a cospicue entrate finanziarie dovute ai suoi successi lavorativi, aveva comportato nella sua vita un atteggiamento completamente nuovo. Pur smussandone l’impazienza e il nervosismo giovanile, aveva anche raffreddato la spontaneità, l’entusiasmo e il calore che si era illusa lui potesse condividere con lei e i figli. Certo, con Rory riusciva quasi sempre a tornare quello di un tempo. Con Rory era diverso. – E poi la pipì nel letto l’ha fatta il Signor J. Non l’ho fatta io – stava dicendo ancora il bambino che le sedeva accanto, ringalluzzito dall’appoggio paterno. – Bugiardo – mormorò la sorella senza alzare lo sguardo dalla frittata. – Bugiarda tu! Bugiarda tu! Dopo un attimo Rory lanciò un urlo spaccatimpani, lasciò cadere coltello e forchetta e prese a piangere sbattendo i pugni chiusi sulla tovaglia. – Che gli hai fatto? Jessica! – strillò Jonas alzandosi di scatto in piedi. Il bambino rispose per lei, con la vocina lacrimosa che assomigliava tanto ai miagolii di Miss Michelle. – Mi ha dato un calcio! Mi ha dato un calcio sulla gamba! Fu presto deciso ed eseguito. La sorella fu rimproverata e spedita in camera sua senza la sua porzione di ciambelle unte (quelle dell’involto che Jonas aveva stretto tra i denti). – Tanto questa frittata fa schifo. – mormorò lei scostando la sedia e attraversando la stanza di corsa. Dopo un po’ si sentì la porta sbattere. Jonas si risedette sbuffando esasperato, Rory riprese a sbocconcellare una fetta di pane senza più lamentarsi. – Certe volte mi chiedo cosa c’è che non va tra questi due. Un attimo prima scherzano e ridono, e poi quella lì prende a stuzzicarlo – disse Jonas all’improvviso, quand’erano ormai alla frutta. Naturalmente le frittelle non furono neanche servite, visto che per una volta Rory, preso dal rimorso, non era stato entusiasta all’idea dello spuntino finale. Da bravo bambino, chiese il permesso di tornare in cameretta con ancora uno spicchio d’arancia in mano. – Dispiace anche a lui. Adora sua sorella; è solo che lei vorrebbe i suoi spazi. Devi cercare di capirla - rispose Darla, aiutando il marito a sparecchiare. – Devi cercare anche tu, di capire me. Tesoro, se non so cosa succede qui, se non so tutto quanto, come posso sentirmi a casa mia? – E questo cosa c’entra? Per un attimo si osservarono, da un capo all’altra della tavola. Gli occhiali di Jonas riflettevano la luce proveniente dal finestrone di fronte, rendendo il suo sguardo indecifrabile; eppure Darla capì. Avrebbe dovuto dirgli di Rory. Quella sera in trattoria, come quasi ogni settimana, le piccole ubbie settimanali, i litigi irrisolti e gli screzi tra bambini vennero dimenticati. I Raisi avevano da anni un tavolo prenotato accanto al grande pilastro centrale, da cui si riusciva a dominare l’entrata e persino la vetrata che (innovazione di cui s’inorgogliva il proprietario) permetteva ai clienti di ammirare l’andirivieni di chef e camerieri nelle cucine. Quando era più piccolo, a Rory piaceva farsi tenere in braccio da papà mentre i signori in divisa bianca preparavano la sua cena. – Quello è mio! Quello lo voglio io! – diceva a uno dei cuochi che gli sorrideva scuotendo una padella sui fornelli. – Calma, non può essere tuo tutto quello che vedi. Sii paziente – gli sussurrava Jonas in un orecchio per farsi udire oltre il frastuono del pentolame e dei camerieri che urlavano gli ordini. Ora Rory se ne stava pensieroso a guardare il tavolo accanto al loro, seduto sbilenco su una sedia troppo grande per lui. – Siedi composto – l’ammonì Darla, stendendogli il tovagliolo sulle gambe. Jonas gli spostò le gambe, costringendolo infine a mettersi dritto di fronte alle posate: – Ehi, guarda che si arrabbiano se li guardi così. – Io li guardo e basta. – Cos’hai? Sei triste? L’uomo scambiò un’occhiata preoccupata con Darla. Rory era stato più taciturno del solito quel pomeriggio, dopo la scenata con Jessica. Ora la sorella sedeva ostinata ad aspettare l’arrivo della sua focaccia ripiena di patatine; forse rimuginava sulla scusa che avrebbe dovuto dare l’indomani all’amica, o forse cominciava già ad annoiarsi per quegli insopportabili weekend di routine, trascorsi sempre col timore che il fratellino cominciasse a comportarsi in modo tale da attirare gli sguardi degli altri commensali. A volte gli prendeva il pallino di voler andarsene a tutti i costi, semplicemente perché il posto non gli sembrava “giusto”. E quella per Jessica era solo una seccatura in più. Perché non se ne restavano semplicemente a casa? O mollavano Rory allo zio per andarsene al cinema? La ragazzina sbadigliò per la fame, coprendosi dietro il menu, e intanto guardava i suoi pendere letteralmente dal broncio di Rory. No, non avrebbero mai mollato il piscialletto per portare “lei” al cinema. – Non lo so che pizza voglio. Adesso voglio andare al bagno. – se ne uscì alla fine il bambino, lasciando che il papà lo aiutasse a scendere giù d’un balzo dalla sedia. – Agli ordini. Facciamo in un baleno – assicurò Jonas alle altre due, proprio mentre un cameriere si avvicinava con le loro portate. – Cerca di non fartela addosso prima di arrivarci… – borbottò Jessica mentre il fratellino le passava accanto, ma lui parve non udirla. Jonas aspettò paziente che il figlioletto sbrigasse i suoi bisogni. A quanto pare non era un’urgenza, perché alle spalle non avvertì che un breve gocciolio nella tazza. “Sta male, da questa notte c’è qualcosa che lo tormenta, e non vuole parlarne” pensò. Questo lo angosciava quasi quanto l’episodio che gli aveva raccontato Darla. In quei casi il bambino gli sembrava così distante da loro… E anche se la dottoressa Moni si raccomandava di non forzarlo, assistere impotente ai suoi silenzi era una cosa che a Jonas non andava giù. Sapeva che aveva un rapporto speciale con suo figlio, che andava anche al di là di quello tra Rory e Darla. E sapeva anche che era stato sempre un buon padre per lui. Certo, un solo errore è perdonabile, ma gli errori i bambini così piccoli li dimenticano in fretta. – Allora, sei sicuro che non vuoi dirmi nulla di quello che ti ha fatto tanta paura, stanotte? – gli disse dolcemente mentre lo aiutava a risistemarsi la camicina nei calzoni. – Non me lo ricordo. Ma Rory era dubbioso; pareva giocasse a uno di quei suoi giochi del “segreto”, in cui l’altro doveva essere così bravo a trovare la chiave giusta per farlo confidare. A quanto pare il piccolino si divertiva molto a tenere il genitore sulle spine. – È quello che hai detto anche alla mamma. E so anche che le hai fatto molto male, oggi. – Scusa, papà. Jonas sorrise: – Sai di che parlo, non è vero? Il bambino portò un ditino alle labbra: – Shhhhhh! È un segreto! – Ed è un segreto pure il sogno? Se ricordi qualcosa, sai che al papà puoi dirlo. Sono o no il tuo comandante, Rambo? – Sissignore! – gridò Rory, con gli occhi bruni che si accesero d’entusiasmo. L’atmosfera tra i due cambiò così all’improvviso che un cliente entrato nella piccola toilette per sciacquarsi le mani sorrise al piccolo e gli fece l’occhiolino. Poi Rory chiese al papà di chinarsi verso di lui, e gli rivelò all’orecchio il suo segreto.
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